Ciao, Marco!

In morte di Marco Pannella (1930 – 2016)

 

Dalai_Lama_with_Marco_Pannella

Marco Pannella ed il Dalai Lama, da https://www.wikiwand.com/it/Marco_Pannella

 

“Tu sei un rivoluzionario. Io amo invece gli obiettori, i fuori-legge del matrimonio, i capelloni sottoproletari anfetaminizzati, i cecoslovacchi della primavera, i nonviolenti, i libertari, i veri credenti, le femministe, gli omosessuali, i borghesi come me, la gente con il suo intelligente qualunquismo e la sua triste disperazione. Amo speranze antiche, come la donna e l’uomo; ideali politici vecchi quanto il secolo dei lumi, la rivoluzione borghese, i canti anarchici e il pensiero della Destra storica. Sono contro ogni bomba, ogni esercito, ogni fucile, ogni ragione di rafforzamento, anche solo contingente, dello Stato di qualsiasi tipo, contro ogni sacrificio, morte o assassinio, soprattutto se “rivoluzionario”. Credo alla parola che si ascolta e che si dice, ai racconti che ci si fa in cucina, a letto, per le strade, al lavoro, quando si vuol essere onesti ed essere davvero capiti, più che ai saggi o alle invettive, ai testi più o meno sacri ed alle ideologie. Credo sopra ad ogni altra cosa al dialogo, e non solo a quello “spirituale”: alle carezze, agli amplessi, alla conoscenza come a fatti non necessariamente d’evasione o individualistici – e tanto più “privati” mi appaiono, tanto più pubblici e politici, quali sono, m’ingegno che siano riconosciuti. (…)
Non credo al potere, e ripudio perfino la fantasia se minaccia d’occuparlo.”

~ Marco Pannella. 1973

 

Marco, lo incontrai per la prima volta nel giugno 1967, quando passò da Verona con la Marcia della Pace (Milano – Friuli) e parlò in Valverde. Un Walter Peruzzi già in via di maionese cinese impazzita, gli rispose con garbo che non tutti gli eserciti erano cattivi: quelli Popolari, no (sic).

Poi Marco, i suoi Marchi (Boato et al.) e le sue combattive donne fecero esplodere tutta la stagione liberatoria dei diritti civili e dell’anti-integralismo cattolico finalmente all’offensiva, e vincente; un fruttuosissimo innesto sul ceppo AZIONISTA, LIBERAL-SOCIALISTA (P. d’Azione, Giustizia e Libertà, il primo L’Espresso) di origine; comune anche con me e quindi questo blog: Hannah Arendt, Massimo Cacciari, Albert Camus, Nicola Chiaromonte, Vittorio Foa, Ettore Gallo, George Orwell, Simone Weil, ecc.

Il PR di Marco, Emma e la loro pattuglia, con tanti dirigenti di vario livello e la “scuola quadri” (de facto) per tutti i partiti attorno al centro, è stata QUASI L’UNICA VOCE LIBERALE coerente di questa maledetta, retrocedente e  retrograda Italia sempre socialfascista (fin dal fascismo Risorgimentale in nuce). Che ha consciuto solo il liberalismo con Cavour e poi pochi casi di una vox clamans, da Vilfredo Pareto a Bruno Leoni.

Il riferimento a maggioranze sino allora silenziose di società civile coartata dallo Stato, assieme con la solidità di un radicamento nel pensiero liberale e lib-soc, fece sì che i “4 gatti” radicali esercitassero una enorme, spropositata e positiva influenza sul panorama devastato e “POST – NUCLEARE” del politicame  cristiano-integralista (sinistra e dx DC, gli infami di CL), ignorante, populista o totalitario italico.

Speriamo che almeno questa fiammella resti accesa dopo Pannella!

 

 

Letture liberali o no di Marco P.

Adriano Sofri: https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=10153445434136879&id=86556801878

 

Federico Punzi, sui funerali laici del 21 maggio:

Ha fatto bene Emma Bonino dal palco di Piazza Navona a ricordare che “Pannella nella sua vita è stato soprattutto irriso e deriso, quando non vilipeso” e che “alcuni omaggi postumi puzzano di ipocrisia”.

E Pannella in questi giorni ha dovuto subire da morto la banalizzazione e l’omologazione che aveva sempre strenuamente combattuto in vita. Lo scandalo inintegrabile è stato, da morto, integrato e normalizzato… Un sacrilegio…

@MarcoValerioLp Lo Prete
Il liberismo fiducioso di ‪#‎Pannella‬ https://t.co/kFKfVfUqjQ

@marcovaleriolp via @ilfoglio_it

Mario Sechi: Pannella l’amerikano, http://www.mariosechi.it/blog/2016/05/21/pannella-lamerikano/

 

 

Piercamillo Falasca:  https://www.facebook.com/piercamillo.falasca > https://www.facebook.com/piercamillo.falasca/posts/10153498737830966?pnref=story

A me piace ricordare tutte le cose per cui Marco ‪#‎Pannella‬ NON era amato dalla sinistra di un tempo (e da molta di quella attuale): era filo-israeliano, era filo-americano, era europeista quando la sinistra non lo era, era liberale in economia (ricordate i referendum liberisti degli Anni Novanta?), era per la separazione delle carriere della magistratura, era per la responsabilità civile dei magistrati. Pannella aveva parlato della necessità di costituire un “Partito Democratico” quando a sinistra c’era ancora il dissidio tra socialisti e comunisti. Pannella sdoganò Berlusconi quando in troppi parlavano semplicisticamente del fenomeno Berlusconi come di “fascismo” (senza sapere che, a passare anni a parlare di fascismo, poi quello arriva davvero). Pannella attaccava il consociativismo, i sindacati di lotta ma di governo, la pubblica amministrazione politicizzata. Ricordiamo soprattutto per questo, non solo per i diritti civili, perché queste sono battaglie da combattere ancora.

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La presentazione al campione

Oggi, alla partenza del Giro d’Emilia, Danilo D’Elia  è stato presentato dal babbo ad Ivan Basso (foto di Rocco D’Elia, da facebook)

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Da Oscar W a Roberto B: Sanremo s’avvia alla grande

Scene dal film neorealistico:

un miracolo a Sanremo.

Un gesto di Amore, un atto di Diotima:

nel luogo più impensabile… Un non-luogo

come il Teatro delle Vittorie, riportato da Oscar\Roberto al Princpio di Realtà, che l’Arcigay (una volta una cosa seria) in mano allo sciagurato Grillini non conosce.

Una Sinistra Dem, che il PD di WV &C ha toppato male, è anche questo; gerarchizzare, selezionare obiettivi e princìpi: Benigni SI, Grillini NO (vada da un’altra parte, si cerchi un’italia dei disvalori). Tenere assieme tutti e 2 alla Buonista peggio ancora: io piuttosto voto la  compagna Mussolini.

Live blogging. S.Remo mercoledi 18, da h. 9:45 pm.

Gialappa’s: oggi sembravi un po più allegro, hai cambiato un arrangiamento?

Povia: no, stasera stavo meglio; i pensieri che espongo li preparo prima, lo confesso.

G: 6 riuscito a far pace con Grillini, Arcigay?

P: NO, non ancora, ma Grillini mi sta simpatico, penso che la faremo.

P, ADR: tanto, mi ha fatto molta pubblicità.

G: solo il tuo testo non è uscito su Sorrisi e Canzoni, per evitare polemiche? Eri d’accordo?

P: l’ho deciso io, per evitare uteriori spaccamenti di palle.

G: le polemiche religiose, ecc. si fanno sempre prima di vedere un film; non era meglio aspettare a sentire la tua canzone?

P: l’ho fatto apposta. La canzone  l’ho cambiata non 1, ma 10.000 volte. Poi c’è un testo dal notaio. “Nessuna guarigione” c’era già da prima, ma si può sempre cambiare.

G: Hai visto su uTube Elio che ti fa il verso? [ndr: il 13 dalla Dandini a ‘Parla con me’: http://www.youtube.com/watch?v=dSWa9PB6Iic]

P: SI, a parte quella polemica.  La beneficenza [del piccione] per il Darfur era …. (snocciola delle cifre che sgonfiano la polemica di Elio). Sono indietro solo di 1400 €. Mica potevo versare i diritti d’autore degli altri.

G: polemiche infondate, o hai un ufficio stampa che inventa polemiche?

P: ci gestiamo tutto noi 4. Questo mese abbiamo deciso di tacere.. (ndr – la pubblcità gliela facevano gli altri).

(…)

Pupo ariporta, come ieri NIENTEPOPODIMENOCHE’  Youssou N’Ddour, ma non lo fa cantare proprio.

G: è sempre My Way. Canzone da oratorio. Veramente brutta.

Pupo: sono emozionato, stasera  Y. N’dour ha fatto un finale straordinario.

NOSTRE CONCLUSIONI: ASSUMETE I 4 DI POVIA IN UFFICIO MARKETING. IN ITALIA NON HANNO EGUALI, e se fate presto sono pure low cost: un must. Ongoing web2.0 dialogues, tra i 1000+ che giustamente esplodono: sotto i video

http://www.youtube.com/watch?v=yPfyNCMirh0&feature=related

il video-autore: “dopo aver sentito Povia: sono gli italiani omofobi e razzisti che non hanno capito. GRANDE BENIGNI!”

http://www.youtube.com/watch?v=dSWa9PB6Iic

Torniamo a bomba, al FATIDICO 17.

Bob Benigni IN ALTICHIERI (ormai l’erede del Vate? Ne chiederò conferma agli amici eredi) si fa carico del popolo omo sfruttato non solo da Marketing&Moda, ma persino e più vigliaccamente (TU QUOQUE?) da Arcigay e Grillini, parassiti e  sindacalisti Bonzi auto-nominatisi nel suo seno ma mai eletti, né scelti da nessuno.

E LO LIBERA, QUESTO POPOLO OPPRESSO NOSTRO FRATELLO, LO SDOGANA COME NESSUNO AVEVA AVUTO IL CORAGGIO DI, NE’ AVEVA FATTO PRIMA IN ITALIA. Nessuno, mai! Contro i sindacalisti arcigay che (udite udite) fanno il loro mestiere di Bonzi (l’etichetta attaccata per sempre ai sindacalisti pasticcioni ed intrallazzoni, dai movimenti degli anni ’60): negano l’oppressione stessa, il problema.

Il povero Povia (ed il Direttore del SuperShow  che lo ha voluto) fa un’operazione persino,   forse inconsapevolmente intelligente; ma comunque più che dignitosa, con più spunti analitici che vanno davvero a fondo (per questo fanno male a quelli dell’orgoglio?), mantenendo la semplicità richiesta dal prodotto commerciale.

In una parola: un testo BIOPOLITICO (vorrà dire ormai tutto e niente, da quando Foucault fa tanto chic, ma: uno spunto biografico per fare analisi, discussione e politica; parlare del socialmente rimosso, della polvere sotto il tappeto): sulla stessa base musicale invariata di tutti i suoi pezzi (sic, e non occorrevano i cattivissimi Gialappa’s per accorgersene), ci mette del testo tutt’altro che banale, raccontando Obama-like la storia di un suo amico (cito a memoria):

“Luca era gay, e adesso sta con lei … . Non sono andato da psicologi e psichiatri, preti o scienziati. Sono andato nel mio passato … . Mio padre non decideva niente” e non era mai in casa. Non andavo con le donne per non tradire mia madre

[NdR = frase-chiave sul Mammismo, che è l’inconfessabile zavorra dellitalico MM, Maschietto Matriarcale: il punto più convincente di tutta la canzonetta; mette il dito nella piaga: il tipo di Familismo Amorale che perdura nei secoli dei secoli Amen. Il potere delle mamme da cui non basterebbe un Obama per liberarci, se non ci liberiamo noi ad uno ad uno, con un’auto-analisi impietosa; se non fa male, non serve all’uopo.]

I Gialappa’s la sera dopo, il 18, al bis di Povia: “L’amplesso tra 2 uomini viene cantato da una donna” – la corista coi capelli a caschetto, davvero MOLTO BRAVA. “Sarebbe stata una bellissima canzone al contrario: l’oppressione del matrimonio, e la svolta omo”. “Il titolo originale era: Rudy era gay”.

Ma prima di lui, calcando la stessa pedana di S.Remo, IL VATE  in persona ha letto una lettera struggente di Oscar Wilde, e dinnanzi a 15 MILIONI (61% AUDIENCE) ha cambiato in un istante la biopolitica, e la vita vissuta giorno per giorno da  tutti gli omo italiani, di oggi e domani; ed anche delle sorelle lesbiche, pur senza nominarle. Con il dramma umano  e la Tragedia Moderna di Oscar W., ha introdotto il sacrosanto Principio di Realtà, il Realismo  Antropologico negato proprio dai Grillini Parlanti, che ignorano la disambiguation di wikipedia: GAY non vuol dire Gaio! Ci vorrebbe la Maestra Unica che glielo fa scrivere alla lavagna 100 volte.

Che squallore da quella parte … Grillini  era lì pronto a far sciacallaggio, col previlegio del microfono a spese di noi contribuenti,  ma ha dovuto tacere e mettersela via. LA SCENA ERA GIA’ STATA PRESA. Taccia per sempre.

QUELLA DI BENIGNI, AL TEATRO DELLE VITTORIE di martedi 17 (numero che da oggi in poi porta bene), E’ STORIA CULTURALE ed ETICA, RELAZIONALE e SOCIALE in the making, RAGAZZI! Quante mamme-e-papà? Quanti loro figli non soffriranno inutili sofferenze auto-inflitte da Morali bacchettone pre-Moderne, o soffriranno di meno, da oggi in poi? Tanti, davvero tanti, e speriamo davvero tutti!

Oggi l’eterno bambino-poeta ha liberato un bambino prigioniero e silente dentro di noi, ha cambiato (per sempre?) la nostra storia: culturale, e  non solo.

Un uso rivoluzionario della piattaforma di comunicazione di massa, che sarà studiato per decenni negli Atenei di tutto il mondo. Dopo Marshall Mc Luhan: Bob Benigni in Altichieri fa scuola.

Mai fu speso meglio €1 mn dalla Rai. Far storia costa, low cost è solo banalità, chiacchiera, cronaca ed opinione. MORE.

Nick, the “cafone lucano” that gave self-assurance to Liberals

Here’s a letter to Michelle Obama.

IN THIS FILE: monte-chiaro_bio_090211 >>> MORE ON THE LETTER ISSUE: A SUGGESTED INTERPRETATION OF THE CHIAROMONTE-LIBERALS-OBAMA GENEALOGY.

Nick Chiaromonte played a bridge role, in the 1940s, between the new lib-soc interwar European culture, and East Coast Liberal, anti-Stalinist intellectuals. That was a cross-Ocean dissemination of New Left seeds; after the Columbus interchange of genes (F. Fernandez Armesto, various books) that shaped our Present, the Chiaromonte one of cultural genes that might re-open our Future.

to  MICHELLE OBAMA <info@barackobama.com>
date    12 February 2009 04:57
subject    Re: Your call to service (2009/1/12)

Dear Michelle,
I might have found something important, a hidden Italian contribution (in the 1940s, when so many Europeans had to escape to NY) to the birth, growth and emergence of a liberal culture, that is now fully deploying, for the first time ever, in your beloved husband as a President; that we feel as Our President in Italy as well, as everywhere in this cosmopolitan world (and this is another first time in History, I must say). I am about to post this idea, and this is an excerpt from the English Abstract of my post. It will appear on all 3 my blogs which are named below, with my signature. When my hypothesis will be a bit more robust, I might send an op-ed to the NYT on the subject, eventually.

ENGLISH ABSTRACT
the Secret Magister of the Novecento
the hidden roots in Lucania (Italy) of Obama’s way of thinking


NICOLA “NICK” CHIAROMONTE (1903 – 1972). Born in Rapolla, Lucania, Italia. He died in Rome.
A unique figure of a coherent,  self made and – hiddenly, behind the scenes – highly influential anti-totalitarian intellectual, with many curiosities in philosophy, a pioneering critique of Historicism and a great passion for theatre (where he believed Brecht was by far overvalued).
A pioneer of lib-socialism (although he early split in 1935, in Paris from the Rosselli brothers GL, Justice and Liberty group, for not paying lipservice to Italian nationalism and Risorgimento),  in the company of Arendt, Camus, Orwell and Weil. He fought in Spain with André Malraux’s aviation team: a real legend.
When in New York (Summer 1941-47), he played a  widely recognised Magister role in the liberal, anti-stalinist intelligentsia of the Partisan Review and Macdonald’s Politics, although he had to fight hard against a well alive marxism, yet. He was the best friend of Mary McCarthy (…).

A Maestro of the Novecento, he  found  his own Maestri in Andrea Caffi, Gaetano Salvemini and someone younger than him: Simone Weil. While he despised Gramsci as a cattivo maestro of generations.

The man with the energy and innovation, as  not only to stop the Reagan-Clinton decadence, but to establish a Liberal cultural and political “hegemony” (NOT in the awful, collectivist and retro Gramsci sense!), without antecedents in US history. It is impossible to understand where all this comes from, unless you dig deep, and also in the legacy of a man who literally came from the Nothing:  il “cafone lucano”. Point is: of the  two Nothings (Emanuele Severino), he was just coming from the Future (on a Time Machine). Thanks, Nick!
It is time to make Justice triumph. Time is ripe for the world, from Mumbai to LA to  know whom we have also to reward for the ongoing change.

The truth about such a despised and forgotten man, whose imagination, fed by Simone’s fertile one, created an Impossible Thought Experiment  – a libertarian socialism freed by Marxism – that we can now translate into a Real Experiment.

I follow every day the political battle in the US, and I am deeply engaged in doing the same in Italy. We can’t  believe yet all this is true, and all our destinies changed 180° in less than one year!
Thank you from the deep of my heart.
enzo fabio

Paolo Gabrielli: a libertarian traveller, an inquiry journalist of the purest race

An Apostolically  biopolitical Letter on sorrow for Paolo’s death, and relief.

The legacy of a global traveller, and a San Giorgio like journalist, gentlemanly fighting the Beast.

Disegno di Raffaello. http://www.thais.it/speciali/disegni/Raffaello/Foto/Alte/06.jpg

drago-disegno_raffaelloVERSIONE ITALIANA (English one  below)

PAOLO, L’UOMO DELLA DOLCEZZA; E’ MORTO MOLTO DOLCEMENTE, NEL SONNO. COM’ERA DESTINO.

PAOLO, L’ULTIMO DEI PRIMI ED IL PRIMO DEGLI ULTIMI, E’ MORTO NELLA NOTTE TRA L’ULTIMO ED IL PRIMO: COM’ERA DESTINO.

ULTIMO, PER MODESTIA E PER INTERESSI ESTROVERSI  ANCHE AD ALTRI RACCONTI (la musica del mondo, i popoli del mondo): L’ULTIMO – TRA I PRIMI GIORNALISTI ITALIANI.

PRIMO DEGLI ULTIMI, I DANNATI DELLA TERRA. PERCHE’ PAOLO E’ UNO DEI GIUSTI.

Amore a Laura, Lella, tutti i parenti ed i tantissimi amici di Paolo:

la GG (Galassia Gabrielli) a Como, Curitiba, Negrar, Padova, Verona, ecc.; siano benvenuti i vostri commenti qui, ma vi dirò di più: ho già riservato uno spazio per un blog collettivo degli amici di Paolo, che gestiremo in comunità, ed organizzeremo bene nelle prossime settimane  – non so: un suo archivio giornalistico, link alle – e brani dalle sue guide turistiche “vissute”; news, nuovi acquisti di CD e cronache da una specie di “casa dell’amicizia” che resterà dov’era, su quel colle di mira sulla valle, come hanno deciso con amore le sorelle  Laura e Lella. Il blog che organizzeremo con chi ha voglia di smanettare e copia-incollare, e con Laura e Lella, sorgerà presto all’indirizzo (AD ORA VUOTO, ma da me “riservato” per un uso comunitario):

http://paologabrielli.ilcannocchiale.it/

nel collettore il cannocchiale che, oltre ad essere di un’area di sinistra affine al Nostro, raccoglie i blog di illustri firme del giornalismo, da olivero beha a  stefano feltri  e marco travaglio, ad es.

La Mattina del nuovo anno, nella sua casa di Negrar Paolo non s’e’ svegliato.

La sua scrivania al Gazzettino di Padova, vicino a Piazza delle Erbe lo ha atteso invano.

Vi invito a meditare su questo decalogo in cui cerco di ricostruire ciò che Paolo ci ha insegnato come un FILOSOFO TACITO, implicito, che “dà l’esempio”. Praticando la sua arte del buon vivere, con qualche eccesso ma anche molta moderazione; sempre “cool”, rilassato alla carioca, nessuna fregola iper-competitiva. Proprio l’opposto dello stilema del figlio di una “mamma ebrea” (il cui esempio, sempre tra i miei amici, e’ il paradigmatico Giovanni Dosi). Paolo era ed e’:

1. un amico (abbiamo co-abitato in allegria per tutti gli anni ’90) ed un tessitore di amicizia

2. un compagno

3. un sognatore

4. un libertario sessantottino

5. un seduttore

6. mai depresso (ma non superficiale, quindi  capace di governare l’angoscia esistenziale)

7. un edonista generoso.

8. Un giornalista d’inchiesta di prima classe, nelle varie redazioni venete de Il Gazzettino (e nell’esperimento del Nuovo Veronese):

– dallo scandalo dei petroli a Treviso – a Mani Pulite a Verona: un  pioniere della lotta alla corruzione politica (nel lignaggio di Gaetano Salvemini)

– nei grandi casi di “nera” veronese: rapimento Tanchella, Maso e Stevanin – dove, con la sua nonchalance,  stringeva facile amicizia con le firme nazionali

– ha speso gli ultimi 2, degli oltre 3 decenni di giornalismo, in quel di Padova, tra cronache economiche, sindacali ed altro.

9. Se ricapitoliamo sin qui: dopo gli studi con Carlo Bo ad Urbino, ha imparato sul fronte della notizia il mestiere del giornalista “correttamente politico” (invertendo la formula USA del “politicamente corretto”), anche contro i corrottamente Politici, o imprenditori. Paolo e’ stato un San Giorgio che, se non ha sconfitto, almeno ha combattuto il dragone corruzione. Allora il 5 gennaio eravamo al posto giusto, nella San Giorgio in Braida di Michele Sammicheli. Così piena. Un corretto, molto rispettoso “discorso per Paolo” di don Piergiorgio. Ed Ubi, con sarcasmo tagliente: “Mai visti tanti atei in Chiesa”.

10. Last but not least, la cosa PRINCIPALE, in cima ai suoi sogni: IL  GLOBAL TROTTER del turismo alternativo, faidate, naif, SLOW TRAVEL. Dopo un paio di viaggi, sfornava la guida del paese. Con nostro grande stupore, non scevro di invidia: dove trovava il tempo, la pazienza ed il metodo, per  costruire brano dopo brano la sua nuova Guida Calderini?  Tra un giro di telefonate di routine (ospedali, CC, …), uno scoop alla concorrenza, e la delusione per uno scoop subito.

Uno dei suoi amici più cari, Dirceu Antunes ha scovato questa frase nella introduzione al suo “Madagascar” del 1997 (Bologna: Calderini). Un suo sosia, il geografo e viaggiatore dell’800 Alfred Grandidier, scrive nei suoi Souvenir de Voyage:

Giunto ad Anakao mi recai dal capo villaggio, che però era in agonia. Alcune donne erano sedute intorno a lui (..). Una ragazza mi chiese se il capo fosse morto. Io risposi che la sua malattia più grave erano i lunghi anni in cui era vissuto. ‘Non e’ ancora morto e forse vivrà ancora qualche settimana’, dissi per consolarla, MA E’ INUTILE CONSOLARE QUALCUNO CHE NON E’ TRISTE. In Madagascar, infatti, i parenti non provano un vero dolore dopo la morte di un membro della famiglia. Parlano, scherzano e ridono come se non fosse accaduta nessuna disgrazia. Il vegliardo invece morì per davvero quella notte ed in suo omaggio furono sparati alcuni colpi di fucile davanti alla capanna.

Paolo definisce così il focus della sua guida:

un paese unico nel suo genere: un pezzo d’Africa che sembra preso a prestito dall’Asia, un puzzle di popoli e di razze tenuto insieme come per miracolo da un’unica lingua. La guida ci accompagna passo a passo alla scoperta di questa terra abitata da gente povera, a volte poverissima, ma sempre disposta ad accogliere con grande cordialità i visitatori stranieri.

Il dolore per la sua assenza, al passar dei giorni  viene sorpassato dal senso di fortuna, di grande chance di averlo incontrato  e bevuto libagioni al Sacro Calice: il Graal della sua amicizia e del suo “clan”. Don Piergiorgio, quando Laura gli ha spiegato per chi doveva dir Messa, ha scelto (dal Libro della Sapienza): L’uomo giusto –  vicino a Dio –  e’ colui che ama.

Sapienza – Capitolo 3

Confronto tra la sorte dei giusti e quella degli empi

[1]Le anime dei giusti, invece, sono nelle mani di Dio,

nessun tormento le toccherà.

[2]Agli occhi degli stolti parve che morissero;

la loro fine fu ritenuta una sciagura,

[3]la loro partenza da noi una rovina,

ma essi sono nella pace.

Sapienza – Capitolo 4

La morte prematura del giusto

[7]Il giusto, anche se muore prematuramente, troverà riposo.

[8]Vecchiaia veneranda non è la longevità,

né si calcola dal numero degli anni;

[9]ma la canizie per gli uomini sta nella sapienza;

e un’età senile è una vita senza macchia.

Sapienza – Capitolo 12

Lezioni divine per Israele

[19]Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo

che il giusto deve amare gli uomini;

inoltre hai reso i tuoi figli pieni di dolce speranza

perché tu concedi dopo i peccati

la possibilità di pentirsi.

“La morte non tiene conto degli anni. Non sai in quale momento essa ti aspetti; perciò aspettala in ogni momento.” (Lucio Anneo Seneca)

ENGLISH TEXT

Love to Laura, Lella, all Paolo’s relatives and friends.

Comments from them or anyone else are welcome. We are remembering here Paolo, one of the most amiable and sociable people I ever met in life.

The New Year dawn Paolo Gabrielli didn’t wake up – while in his home in Negrar, Valpolicella. In the morning of Jan. the 1st, his desk at il Gazzettino, nearby Piazza delle Erbe, Padova, was waiting for him in vain.

Let us meditate on this decalogue, the legacy: what Paolo taught us silently, AS A TACIT PHILOSOPHER. Just practicing an art of good life with some excesses but also moderation:  always cool, relaxed à la carioca, no hyper-competition whim. Definitely not the child of the paradigmatic “Jewish mother” (whose paradigm in Italy is another friend of mines, the paradigmatic Giovanni Dosi). Paolo was and is:

  1. a friend (we shared a flat in Pescantina in the 90s and tolerated each other while having a lot of fun), and a friendship weaver;
  2. a comrade,
  3. a dreamer,
  4. a ’68 libertarian,
  5. a charmer,
  6. a never-depressed (but existential angst, yes of course),
  7. an unselfish Edonist.
  8. A 1st class inquiry journalist at “il Gazzettino” in TV-VR-VE-PD:
    • ranging from the Scandalo dei Petroli in Treviso to Mani Pulite: when Paolo was a white cavalier, early fighting (in the Gaetano Salvemini noble tradition) political corruption in Veneto and Italy;
    • to the Tanchella kidnapping and Maso outstanding cases of “noir” chronicles in Verona’s province, where Paolo entrenched friendship (a natural art for him) with the national correspondents sent here for the emergency.
    • In the last 2 of his 3+ decades of journalism, doing a bit of everything, but namely economic and trade union news in Padova.
  9. Drawing from his  school on the battleground, where  Paolo “learned by doing” (after his degree in Urbino) the inquiry and “correctly political” journalism: Paolo has been a St. George fighting, if not defeating the Corruption dragon. That’s why yesterday, January the 5th, the Michele Sammicheli’s Church of San Giorgio was so full, at his funerals. It was the right Church to be, to say farewell to Paolo. On the way out, nipping Ubi photographed the paradox with dry wit: never seen so many atheists in a Church.
  10. But, above all: he was a traveller, a sort of global globe trotter capable of writing the perfect tourist guide of a country, after a lot of reading and just a couple of visits (this makes me remember Walter Peruzzi writing a cycling guide of England – NEVER HAVING BEEN THERE).

His closest friend Dirceu Antunes (photographer and free lance journalist in Brighton, E. Sussex), cleverly found out this sentence in Paolo’s introduction to his Madagascar guide (Bologna: Calderini, p. viii). From his similar and sosia Alfred Grandidier’s Souvenirs de voyage, travelling in the big  island in 1865-70, he translates and quotes:

SEE QTN. ABOVE

ENGISH SUMMARY: The French geographer and traveller explains, on the occasion of the death of a Chief, that there is no true sorrow when a relative dies in Madagascar.

The same applies to Paolo: he was really a gift, a Pandora repository of anti-depression and happiness for the ones he crossed. The angst, the sentiment of being lost, of LOSS  for having all of a sudden lost his company, day after day is overwhelmed  by  the emergence of a new sentiment of satisfaction and gratefulness to Destiny, since we had such a good chance to meet him, and  share so many things with him and his circle.

1436

PAOLO IN REDAZIONE. HANNO DETTO DI LUI:

il pizzaiolo de La Fontana di Avesa (testimone dell’ultima cena di Paolo):

a cena il 31 gennaio, mi aveva detto di andarlo a trovare: mi avrebbe fatto conoscere i suoi amici palestinesi di Padova, miei conterranei

FNSI, Fed. Naz. Stampa Italiana, 1 gennaio

Morto nel sonno in casa il giornalista del “Gazzettino” Paolo Gabrielli, 57 anni, veronese, grande viaggiatore, appassionato di musica e letture

Giornalista acuto e aperto, era appassionato di viaggi, musica e letture.

Giornalista professionista dal 1982, Gabrielli aveva seguito a Verona i principali casi di cronaca nera e giudiziaria Maso e Stevanin prima di approdare alla redazione di Padova. Grande appassionato di viaggi, aveva anche scritto alcune guide turistiche sui Paesi del Sud America. Lo hanno trovato nel suo letto esanime, con il libro aperto posato sul comodino nella sua abitazione di Negrar in provincia di Verona. Ieri lo hanno ricordato in tanti, sia per l’impegno professionale, sia per l’impegno umano. Paolo Gabrielli aveva girato il mondo, aveva una mentalità aperta, pronto al confronto, fuori dagli schemi e dagli schieramenti.

Addio a Paolo Gabrielli, giornalista viaggiatore del Gazzettino

Tutti lo conoscevano per l’innata gentilezza, per i modi cortesi, il suo approccio mai “urlato”, con i colleghi e con le notizie. http://www.youreporter.it, 1.1.2009: Addio Gabrielli, viaggiatore gentiluomo

E’ scomparso Gabrielli

Un uomo che non si stancava di ritornare quasi ogni sera al suo rifugio di Negrar, sui colli veronesi, dove riusciva a coltivare le sue passioni, libri e musica da ogni parte del mondo, purchè vera, originale; un mezzo toscano, un bicchiere di Amarone e la compagnia della fidanzata, di amici e parenti. Con lui si poteva parlare della Marsiglia di Izzo o dei nuovi suoni del Maghreb, del sudamerica o del prossimo viaggio in qualche meta assolutamente improbabile. Paolo era in fondo un giornalista naif, tanto primitivo da non cedere a mode, senza sovrastrutture mentali, disponibile sempre al confronto, nessun dogma e tanti dubbi, una ricetta di saggezza.

il Gazzettino, 2.1.2009, ediz. pd, p.5.  E’ scomparso Gabrielli.

Trovato morto nel suo letto. Aveva 57 anni (ab)

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