operai, operaismi

“12 dicembre”, docu di Adriano Sofri, LC e PPP:

dal blog http://guerrillaradio.iobloggo.com/

un affresco della realtà operaia degli anni settanta: da Carrara, dove si muore “inavvertitamente” schiacciati dai massi di marmo bianco, alla Montecatini Edison, la Pirelli e la Fiat di Torino. Un estratto di 5:32 http://www.youtube.com/watch?v=sENHpuFBF70

Ma fu soprattutto nelle riprese all’Italsider di Bagnoli che venne fuori la distanza di cifra stilistica e di senso che divideva Pasolini dal collettivo di Lotta continua. Perchè lui, che fu un regista di corpi e di volti, cerca una metafora violenta, scomposta, primordiale, per denunciare lo stato di malessere di tanti disoccupati napoletani. La trova nel gesticolare sgraziato, nello sforzo inutile di esprimersi di un handicappato che non riesce a trovare parole comprensibili ma colpisce emotivamente con tutta la sua rabbia.

Poi filma una specie di controcanto alle immagini del lungo corteo che apre il documentario, una carrellata di persone che scandiscono slogan senza che si possano distinguere le facce. Pasolini, anche con un po’ di ironia rivolta ai compagni del collettivo (e a tutti i ragazzi del movimento di contestazione), passa in rassegna uno per uno i volti di un gruppo di bambini napoletani che sorridenti, con il pugno chiuso, intonano Bandiera rossa.

Pasolini e la sua “Lotta continua”:

il documentario 12 dicembre

Per collaborare con loro ammise di aver messo a tacere parte della sua coscienza. Di contro quei giovani lo consideravano un compagno di strada «sospetto». Il rapporto tra Pier Paolo Pasolini e il collettivo di Lotta continua fu dall’inizio burrascoso ma possibile perchè basato sulla massima sincerità intellettuale. Il documentario 12 dicembre sullo stato della lotta ad un anno dalla bomba di piazza Fontana e riproposto dall’Accademia di Francia a Roma nell’omaggio al “Pasolini antropologo. L’attività documentaristica”. Una versione inedita rispetto a quella uscita nel ’72, tagliata e rimontata dal Fondo Pasolini, con la collaborazione di Adriano Sofri secondo cui Pasolini “aveva una voglia matta di essere riconosciuto dai ragazzi del ’68, ma era troppo orgoglioso per poterlo chiedere esplicitamente, non li avrebbe mai adulati”. Il corpo a corpo ci fu durante il Festival di Venezia del ’68 (ndr: in realtà un Contro-Festival organizzato dai registi in lotta pure loro), dove il regista presentava Teorema mentre il movimento aveva occupato Ca’ Foscari. Decise di avventurarsi in territorio nemico, ben sapendo che sarebbe stato deriso e attaccato ferocemente. Così fu: si prese gli sputi, le offese e poi fu cacciato fisicamente dai ragazzi in assemblea. E mentre usciva dal palazzo, incrociandolo con lo sguardo, Sofri ricorda che Pasolini lo fulminò con una frase che lo fece sorridere:

«Tu però mi ami!».

C’ero anch’io, e nemmeno io ero gentile con Pier Paolo quel giorno nell’aula subito a destra, appena entrati nel cortile di Ca’ Foscari. Nello stesso cortile:

a) 5 anni dopo i Katanga di LC (Lotta Continua) usano la forza contro i miei amici Massimo Cacciari e Stefania Potenza: io, irresistibilmente convinto dall’avanguardia dei giovani operai PCI del Cantiere Breda (Italcantieri), esco da LC. Un caso di OPERAISMO à la lettre: il mio posto di lavoro politico erano i cancelli della Breda, solo che non fui io ad evangelizzare il giovane (della mia età) gruppo dirigente del M.O. di fabbrica, ma viceversa. Naturalmente, la C.O. nuova-nuova, Heideggerianamente “gettata” dalla quieta campagna veneta all’automazione delle lavorazioni a ciclo continuo  non stava lì tra i metalmeccanici deell Prima Zona, ma più in là in Seconda Zona al Petrolchimico del capo-popolo Sbrogiò, operaio di Potere Operaio (si vedano i racconti nell’autobiografia di Cesco: Chinello 2008).

b) 20 anni dopo, nella stessa aula facevo gli esami di Economia 1 (Varian) ai figli di papà STRICTU SENSU, figli coglioni e fannulloni di industriali dell’entroterra veneziano, che pensavano di non avere il dovere di studiare. Mi avrebbe fatto molto comodo un servizio d’ordine, magari i 2 fratelli Katanga di LC alti ‘na stanga.

Non so com’è, ma quell’aula lì attira violenza, come gli angoli degli edifici elettromagnetismo. Occorrerebbe uno sciamano che la disinifesti. Talking violence:

– Un testo di Hannah sulla NYRB (poi sviluppato in Arendt NNNN):

– Il confronto con

Hannah Arendt tiene qui una lezione CONTRO la violenza e le sue radici storico – teoriche, in pieno movimento studentesco alla Columbia.

Insieme con Nick Chiaromonte, Hannah esprime la posizione più netta (non dissonante con, ma molto più elaborata di PPP: poeta perdutamente innamorato dell’Accattone, anche nell’analisi di classe) del libertarismo “socialista” (allora;  noi presto cambieremo questa label), contro il tarlo del Vecchio che si annida nel Nuovismo del ’68. Siamo proprio nel mezzo del  campo bipolare di forze  “libertarismi VERSUS leninismi” che, come ha  spaccato le poche aree libere, non irreggimentate del  M.O.,  così divarica in una tensone irrisolta tutti i movimenti sociali del dopoguerra, le loro espressioni e sedicenti “avanguardie” New Left o operaiste. Ma SEMPRE retroguardie, nel senso letterale e nostalgico. Rivolte al Passato, al marxismo-leninismo irrimediabilmente  realizzatosi nei 3 Orrori del Socialismo (qui ci limitiamo agli Orrori, ma la lista completa include le 3 conseguenze ed “inefficienze”  dell’anti-umanesimo Socialista: la repressione della coscienza e conoscenza – von Hayek;   il patto sociale del non-lavoro operaio – nella lettura operaista di  Rita di Leo; la macro-,  micro-economia, management ed il business model ben allineati, che coerentemente massimizzano gli input, e non gli output come nei capitalismi – Kornai). Orrori:

– il democidio a scale di intensità assoluta (Cina popolare, URSS), e forse anche relativa (almeno in Cambogia: vedere le statistiche sui democidi) senza precedenti, nemmeno nelle epoche più buie delle civilizzazioni (è assai singolare che ancor oggi, un Adriano Sofri umanista e riformista, dedichi un paginone intero a Mao Zedong senza mai nominare il democidio del “Grande Balzo in avanti” – un lapsus);

– il Totalitarismo macro: micro-fondato nel programmatico rinnegamento dei doveri verso l’individuo e la sua biografia (Obama), le sue radici (S. Weil) e tecnologia del sè (Foucault);

– Orrore nell’orrore, Heart of Darkness che non trova riscontro nel Nazismo, che invece deve sterminare l’Altro (Levinas). Il cannibalismo tra comunisti: i comunisti non mangiano bambini, come nelle barzellette dell’intrattenitore di navi-crociera Berlusconi. SI MANGIANO TRA COMUNISTI in Riti Neanderthaliani: Stalin (le purghe e la liquidazione dell’intero Esercito alla vigilia della guerra) ed il boja Togliatti, giustamente mai rinnegato dai suoi figli che oggi stanno sia nella diaspora di sinistra che nell’ala socialista del PD; il motivo per cui un libertario non può  aver nulla a che fare col PD in particolare, oltre che coi Partiti in genere. Qui non è più Adriano con un  perdonabilissimo lapsus:  è un CONTINUISMO delirante. Il PCI ed i suoi fratelli o cugini euro-com, stalinisti o trotskisti (non vedo differenze entro i marxismi, né i post-marxismi senza una svolta sincera e completa: un rinnegamento critico, non trasformista), tanto hanno diseducato le proprie masse e quadri,  per generazioni e generazioni, che – per contrappasso – i diseducatori hanno perso il ben dell’intelletto. Un esempio? Il cerchiobottismo e contorsionismo vergognoso, cui risponderò senza spirito polemico, ma di Verità sulle stesse colonne di Italiani e Europei (un dovere, non tacere): sull’ultimo numero,

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: