Richard Rorty on National Pride

National pride is to countries what self-respect is to individuals: a necessary condition for self-improvement. Too much national pride can produce bellicosity and imperialism, just as excessive se…

Source: Richard Rorty on National Pride

Enzitoriale, 8 dic. 2014. Per un Assolutismo illuminato

In morte della democrazia.

Per un AI, Assolutismo Illuminato

Podemos, volemos farci infinocchiare dall’ultimo populista ignorante e furbastro che passa per la via? Eh no, eh!

unclesamEssendo i liberismi, e soprattutto, miserabilmente, nell’ignominia i socialismi falliti ambedue (ovvio: eran gemelli monozigoti) in modo clamoroso. DEFINITIVO!

E non emergendo ancora sostanziali novità nel mercato politico (in quello delle idee e della ricerca si, eccome!), fioriscono i populismi più sciatti ed a contenuto 0. L’aveva detto SUBITO il più grande storico vivente, Wallerstein nel 2008: siamo in una nuova Grande Depressione  e si confronteranno di nuovo 2 famiglie di progetti politici per il consenso (come i Keynesismi Mussoliniani versus Roosveltiani tra le 2 guerre),

> i post-socialisti

> ed i neo – populisti.

E’ proprio così, se includiamo i fascismi (specie quello Jihadista, con una platea di 1 miliardo di stronzi) nei post-socialisti.

Ed escludiamo come irrilevanti i decotti liberismi (che la leggenda della Intelligentsia Stalin-Togliattiana EGEMONE nell’Accademia  globale, vorrebbe essere specularmente egemoni: ma il NEO-LIBBERISMO conta meno del 2 di cope con briscola a spade. L’Accademia KGB-PostStaliniana invece è inamovibile e controlla ovunque tutto nella produzione cul-turale. Non le sfugge nemmeno un posto di ricercatore a Jus, univr).

Il socialismo è morto già 3 volte: nella economia di cartone ben analizzata dagli studi comparati (e ricordo pure uno splendido libretto della compagna operaista Rita Di Leo), a Bad Godesberg (ove lo ha rigettato suo Padre stesso, il PSD tedesco che s’era inventato un Marx dal nulla) ed a Berlino – novembre 1989. Ma troppi sono gli intrecci e le irreversibilità che i post-socialisti hanno stretto con lo Stato Nazione in declino definitivo (Martin van Creveld 1989, The Rise and Decline of the State. Cambridge UP) ed il 66% della popolazione assistita. E’ DeadMovementWalking per qualche decennio ancora, poi basta socialismi, se Iddio vuole.

Evidentemente la crisi ha ottuso, rincoglionito le menti, se la gente (e pure brava gente! Anche amici cari …) da credito a questi arrivisti, mentecatti e sciamani di sest’ordine. Come il tragicomico genovese sgonfiato da Renzi, la putiniana Le Pen, Podemos, Renzi – CavBis (il più moderato della lista populista quindi il più pericoloso: fosse per lui rifarebbe la DC senonchè non può: non ci son risorse, siamo nell’era dei Trente Merdeuses e non c’è trippa per i gatti in siesta degli Stati Sociali), la puttana Salvini, Tsipras e UKIP.

La causa ultima di questa deriva populista?

E’ fallita\finita l’educazione, motore stesso del Moderno: la macchina a vapore che ha sollevato le menti.

Quindi la democrazia non esiste proprio più. Non è che sia in crisi: un c’è. Niente nostalgie: non c’è tempo da perdere! I populismi postmoderni, in collaborazione\conflitto e SIMBIOSI con merde secche del millennio passato:

– come il Cristianesimo Costantiniano (mi riferisco qui alla lezione di Simone Weil, specie quella della “Lettera ad un religioso” e di “Enracinement”),  

– Islam e Jihad,

potrebbero gareggiare col peggio della mostruosa Modernità, sinora il peggio di preistoria e storia: i 100 milioni di vittime dei democidi comunisti (Stalin e Mao), la Shoà.

Occorre lavorare sodo, ricostruire élites per ripristinare regimi assolutisti illuminati, fondati stavolta sulla Scienza  – anziché su Libri Sacri buoni solo a pulirsi l’ano, se la carta è Fabriano.

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PS Intanto rileggiamo La Repubblica di Platone (che NON era comunista), Giacomo Leopardi e (appena ripubblicate da Fede & Cultura www.fedecultura.com, casa editrice veronese sanamente catto-reazionaria) Le serate di San Pietroburgo di Joseph de Maistre, ispiratore del sublime a-moderno Charles Baudelaire – io li ho sur le chevet. Con le Oeuvres scelte di Simone Weil, i diari di Etty Hillesum ecc.

Qaddafi’s provocations taken at face value

QADDAFI IS almost RIGHT TWICE

 

Running the minor risk of being the only moderate political observer in Europe to agree with him, we explain here why we agree deeply (although with qualifications) with both the epater les bourgeois proposiitons held yesterday by Qaddafi in Rome:

1 – America has practiced terrorism (a self-evidence, that  no one can deny). FAQ: What’s the difference between Bin Laden, and Reagan trying to kill the entire Qaddafi family in 1986?

2 – You should abolish political parties in Italy. We’ll show why this is a boomerang for Qaddafi.

 

PROP. 1

The difference puts Reagan and the US in a much heavier position, since a democratic power can not go to a private “vendetta”, namely without trying alternatives. But the list is much longer:

a- NATO (France and the US) forces killed all the Italian civilians  (about a hundred) on the civil plane over the sky of Ustica, in another act of war to Lybia;

 b -the disclosure of CIA docs shows that the US strategy in the 1970s was to produce serial terrorism in Italy, from the Piazza Fontana mass killing, to Bologna railway station, etc. (on the latter: see also the recent  interrogation of Carlos by an Italian judge, confirming the CIA evidence). They financed, armed and organised all that – by use of home fascists and secret services. They personally killed Aldo Moro, manoeuvring the BR  for that purpose: this is History by now.

As a democratic country, Italy should have broken any, even diplomatic tie with the US for each one of these episodes of war to Italy. But we aren’t any democracy, as well as  the US are not.

 

PROP. 2

Version 2.1. Italy abolishes all the Parties, as forms of monopoly of supply in the political competitive markets, as the sounder political theory recommends since long: both lib-lib (Pareto) and lib-soc  theory (Rosselli, Chiaromonte, Weil). Italy might therefore start an evolutionary path, eventually  readdressing its oligopolistic biopolitical system in the lost  realm of democracy,  and National dignity (sold off to Foreign powers: US and USSR in the past).

Version 2.2 But Qaddafi has something else in mind: a  populist dictatorship. He has short memory, and scarce knowledge of the balance of power. A neofascist Italy would quickly re-occupy Lybia as a colony (and no one would protest seriously abroad, not even in Africa; some Islamic demos, and that’s all folks). From Sudan, as a novel “Lyon of the desert”, Qaddafi will organize the guerrilla warfare: but  he’ll have little access to his foreign investments and placements, so he’ll run short of non-human resources. With Lybian gas and oil, Italy would return to the Great Power table, from which it fell down for zero increase of productivity in the last 2 decades. From a purely nationalistic and selfish viewpoint, Qaddafi’s idea is a winwin for us, worth being closely analysed in terms of costs and benefits. But from a democratic stance, we wouldn’t enter such an analytical process. 

 

ITALIAN ABSTRACT

Qaddafi ha detto ieri a Roma

1) Che differenza c’è tra Bin Laden, e Reagan che mi ha bombardato la tenda nel 1986?

2) In Italia dovreste abolire i partiti.

Tutto un stracciarvesti e distinguo. Nessuno che dica la  verità:

1) L’Italia ha un conto assai più lungo da presentare al Terrorismo USA firmato CIA: da Piazza Fontana via Moro ad oggi.

Un conto è abolire i Partiti-monopolio per dispiegare la democrazia, un conto per sopprimerla. Nel secondo caso, caro a Qaddafi, fascismo grande mangia fascismo piccolo, e la Libia tornerebbe ad essere una nostra colonia, stavolta con gran beneficio dell’economia nazionale!


PER BABBO ENGLARO: palle di merda ai giudici kafkiani

BREAKING NEWS DI MERDA

Una Procura (di Udine, ma altre seguiranno) olezzante, istituzione-cardine della Repubblica appoggiata sul comò:

COMO’ = Costituzione Oligarchica dei Mentacatti ad Oltranza, siano essi di destra, centro o sinistra, purché:

SOLI = Solo Oppressori  delle Libertà Inalienabili (art. 1: “In culo al popolo, con l’ombrello di Altan”),

ha, questa Procura Procuratrice di Ingiustizia:

a) “PER DOVERE DI UFFICO” dice  il  simil-Procuratore (probabilmente un Alieno), DAVANTI A TANTE DENUNCE che se le sarà mandate lui con la mano sinistra

b) “DOVUTO” (SIC) PROCEDERE CONTRO BABBO ENGLARO PER  …. OMICIDIO DELLA FIGLIA: presunto o già accertato, Sua Fetenzia?

APPELLO ACCORATO.

Sommergiamoli – come in una commedia coprofila medievale di Dario Fo – di tonnellate di merda e rifiuti, reali e virtuali, ripuliamo la Campania tutta e già che ci siamo la Laguna di Venessia (a xe na latrina, ciò) – sommergiamo di scoasse sia terrone che venexxiane, questo Gentile Signor Procuratore dell’Illegalità di Sua Maestà. Facciamoci arrestare tutti per aver sepolto di MERDA il Palazzo d’Ingiustizia di questo Giudichicchio da Processo di Kafla, che si permette, sto fetentone, di disturbare  Babbo Englaro ed il suo cordoglio.

QUESTI GIUDICI NON HANNO RELIGIONE !!!!

TUUTI CON  BABBO ENGLARO, LO ABBRACCIAMO,  indipendentemente da qualsiasi teoria sulla vita:

PRO VITA VERA, PRO ENGLARO NOW (pure chi prima non era d’accordo, please).

Da Oscar W a Roberto B: Sanremo s’avvia alla grande

Scene dal film neorealistico:

un miracolo a Sanremo.

Un gesto di Amore, un atto di Diotima:

nel luogo più impensabile… Un non-luogo

come il Teatro delle Vittorie, riportato da Oscar\Roberto al Princpio di Realtà, che l’Arcigay (una volta una cosa seria) in mano allo sciagurato Grillini non conosce.

Una Sinistra Dem, che il PD di WV &C ha toppato male, è anche questo; gerarchizzare, selezionare obiettivi e princìpi: Benigni SI, Grillini NO (vada da un’altra parte, si cerchi un’italia dei disvalori). Tenere assieme tutti e 2 alla Buonista peggio ancora: io piuttosto voto la  compagna Mussolini.

Live blogging. S.Remo mercoledi 18, da h. 9:45 pm.

Gialappa’s: oggi sembravi un po più allegro, hai cambiato un arrangiamento?

Povia: no, stasera stavo meglio; i pensieri che espongo li preparo prima, lo confesso.

G: 6 riuscito a far pace con Grillini, Arcigay?

P: NO, non ancora, ma Grillini mi sta simpatico, penso che la faremo.

P, ADR: tanto, mi ha fatto molta pubblicità.

G: solo il tuo testo non è uscito su Sorrisi e Canzoni, per evitare polemiche? Eri d’accordo?

P: l’ho deciso io, per evitare uteriori spaccamenti di palle.

G: le polemiche religiose, ecc. si fanno sempre prima di vedere un film; non era meglio aspettare a sentire la tua canzone?

P: l’ho fatto apposta. La canzone  l’ho cambiata non 1, ma 10.000 volte. Poi c’è un testo dal notaio. “Nessuna guarigione” c’era già da prima, ma si può sempre cambiare.

G: Hai visto su uTube Elio che ti fa il verso? [ndr: il 13 dalla Dandini a ‘Parla con me’: http://www.youtube.com/watch?v=dSWa9PB6Iic]

P: SI, a parte quella polemica.  La beneficenza [del piccione] per il Darfur era …. (snocciola delle cifre che sgonfiano la polemica di Elio). Sono indietro solo di 1400 €. Mica potevo versare i diritti d’autore degli altri.

G: polemiche infondate, o hai un ufficio stampa che inventa polemiche?

P: ci gestiamo tutto noi 4. Questo mese abbiamo deciso di tacere.. (ndr – la pubblcità gliela facevano gli altri).

(…)

Pupo ariporta, come ieri NIENTEPOPODIMENOCHE’  Youssou N’Ddour, ma non lo fa cantare proprio.

G: è sempre My Way. Canzone da oratorio. Veramente brutta.

Pupo: sono emozionato, stasera  Y. N’dour ha fatto un finale straordinario.

NOSTRE CONCLUSIONI: ASSUMETE I 4 DI POVIA IN UFFICIO MARKETING. IN ITALIA NON HANNO EGUALI, e se fate presto sono pure low cost: un must. Ongoing web2.0 dialogues, tra i 1000+ che giustamente esplodono: sotto i video

http://www.youtube.com/watch?v=yPfyNCMirh0&feature=related

il video-autore: “dopo aver sentito Povia: sono gli italiani omofobi e razzisti che non hanno capito. GRANDE BENIGNI!”

http://www.youtube.com/watch?v=dSWa9PB6Iic

Torniamo a bomba, al FATIDICO 17.

Bob Benigni IN ALTICHIERI (ormai l’erede del Vate? Ne chiederò conferma agli amici eredi) si fa carico del popolo omo sfruttato non solo da Marketing&Moda, ma persino e più vigliaccamente (TU QUOQUE?) da Arcigay e Grillini, parassiti e  sindacalisti Bonzi auto-nominatisi nel suo seno ma mai eletti, né scelti da nessuno.

E LO LIBERA, QUESTO POPOLO OPPRESSO NOSTRO FRATELLO, LO SDOGANA COME NESSUNO AVEVA AVUTO IL CORAGGIO DI, NE’ AVEVA FATTO PRIMA IN ITALIA. Nessuno, mai! Contro i sindacalisti arcigay che (udite udite) fanno il loro mestiere di Bonzi (l’etichetta attaccata per sempre ai sindacalisti pasticcioni ed intrallazzoni, dai movimenti degli anni ’60): negano l’oppressione stessa, il problema.

Il povero Povia (ed il Direttore del SuperShow  che lo ha voluto) fa un’operazione persino,   forse inconsapevolmente intelligente; ma comunque più che dignitosa, con più spunti analitici che vanno davvero a fondo (per questo fanno male a quelli dell’orgoglio?), mantenendo la semplicità richiesta dal prodotto commerciale.

In una parola: un testo BIOPOLITICO (vorrà dire ormai tutto e niente, da quando Foucault fa tanto chic, ma: uno spunto biografico per fare analisi, discussione e politica; parlare del socialmente rimosso, della polvere sotto il tappeto): sulla stessa base musicale invariata di tutti i suoi pezzi (sic, e non occorrevano i cattivissimi Gialappa’s per accorgersene), ci mette del testo tutt’altro che banale, raccontando Obama-like la storia di un suo amico (cito a memoria):

“Luca era gay, e adesso sta con lei … . Non sono andato da psicologi e psichiatri, preti o scienziati. Sono andato nel mio passato … . Mio padre non decideva niente” e non era mai in casa. Non andavo con le donne per non tradire mia madre

[NdR = frase-chiave sul Mammismo, che è l’inconfessabile zavorra dellitalico MM, Maschietto Matriarcale: il punto più convincente di tutta la canzonetta; mette il dito nella piaga: il tipo di Familismo Amorale che perdura nei secoli dei secoli Amen. Il potere delle mamme da cui non basterebbe un Obama per liberarci, se non ci liberiamo noi ad uno ad uno, con un’auto-analisi impietosa; se non fa male, non serve all’uopo.]

I Gialappa’s la sera dopo, il 18, al bis di Povia: “L’amplesso tra 2 uomini viene cantato da una donna” – la corista coi capelli a caschetto, davvero MOLTO BRAVA. “Sarebbe stata una bellissima canzone al contrario: l’oppressione del matrimonio, e la svolta omo”. “Il titolo originale era: Rudy era gay”.

Ma prima di lui, calcando la stessa pedana di S.Remo, IL VATE  in persona ha letto una lettera struggente di Oscar Wilde, e dinnanzi a 15 MILIONI (61% AUDIENCE) ha cambiato in un istante la biopolitica, e la vita vissuta giorno per giorno da  tutti gli omo italiani, di oggi e domani; ed anche delle sorelle lesbiche, pur senza nominarle. Con il dramma umano  e la Tragedia Moderna di Oscar W., ha introdotto il sacrosanto Principio di Realtà, il Realismo  Antropologico negato proprio dai Grillini Parlanti, che ignorano la disambiguation di wikipedia: GAY non vuol dire Gaio! Ci vorrebbe la Maestra Unica che glielo fa scrivere alla lavagna 100 volte.

Che squallore da quella parte … Grillini  era lì pronto a far sciacallaggio, col previlegio del microfono a spese di noi contribuenti,  ma ha dovuto tacere e mettersela via. LA SCENA ERA GIA’ STATA PRESA. Taccia per sempre.

QUELLA DI BENIGNI, AL TEATRO DELLE VITTORIE di martedi 17 (numero che da oggi in poi porta bene), E’ STORIA CULTURALE ed ETICA, RELAZIONALE e SOCIALE in the making, RAGAZZI! Quante mamme-e-papà? Quanti loro figli non soffriranno inutili sofferenze auto-inflitte da Morali bacchettone pre-Moderne, o soffriranno di meno, da oggi in poi? Tanti, davvero tanti, e speriamo davvero tutti!

Oggi l’eterno bambino-poeta ha liberato un bambino prigioniero e silente dentro di noi, ha cambiato (per sempre?) la nostra storia: culturale, e  non solo.

Un uso rivoluzionario della piattaforma di comunicazione di massa, che sarà studiato per decenni negli Atenei di tutto il mondo. Dopo Marshall Mc Luhan: Bob Benigni in Altichieri fa scuola.

Mai fu speso meglio €1 mn dalla Rai. Far storia costa, low cost è solo banalità, chiacchiera, cronaca ed opinione. MORE.

1 e 3 febbraio: novità bioeditoriali @ solibiopedia

filosofia-alla-stazione

 

Per il compleanno oggi di mia figlia Margà, e l’imminente compleanno CENTENARIO della mia madre ideale Simone, solibiopedia ferve di attività editoriali molteplici e clandestine, cercatene traccia di pagina in pagina; ma ecco 2 dritte:

 

a) dopo tanti mesi, è uscito il CANTIERE DI LAVORO (146 pagine) di SOLIBIODICTIONARY, il nostro  dizionario di scienze sociali (in inglese); è un cantiere pieno di buche (voci solo enunciate, link interni presenti\assenti, link presenti a voci assenti), ma era talmente più ricco, straricco della versione oL (di 39 pp.) che non potevamo più tenercelo nel cassetto;

solibiodictionary_090201

 

b) man mano che si avvicina il Weiliano 3 febbraio, lievita la torta della NUOVA PAGINA STATICA, ormai completa:

https://arcapedia.wordpress.com/attenzione-simone-weil

sorriso-golfino

massimo de carolis: il paradosso antropologico. Solibiopedia obietta: l’assioma e’ falso

The current state of knowledge is a moment in history, changing just as rapidly as the state of knowledge in the past has ever changed and, in many instances, more rapidly. (Jean Piaget)

L’ILLUSIONE OTTICA DELLA MUTAZIONE UMANA

MA CHE FILOSOFIA E’ QUESTA, che ha perso la passione per la Verità e s’imbroglia nei suoi linguaggi? Pare che voglia fare da cavia della sua grande scoperta del XX secolo, e sperimentare su se stessa un determinismo linguistico ASSOLUTO: senza gradi di libertà e  canali di comunicazione cross-linguistici; destinato in breve alla morte della massima entropia. Una filosofia assolutista, tutt’altro che dubitante e  relativista come l’accusano i Papi.

Esce oggi su il mattino di napoli, riprodotto sul blog dell’autore, questa bella recensione, ed invito alla lettura dell’ultimo libro di De Carolis, di grande  ambizione e vivo interesse intellettuale. Merita una discussione, che qui iniziamo.

massimo adinolfi,       http://azioneparallela.splinder.com/

03/01/2009

La mutazione umana

Si può fare un’ontologia del presente? L’espressione, che è di Michel Foucault, ha un carattere paradossale: indica un oggetto di studio – le forme di vita contemporanee, quel che sta capitando proprio ‘adesso’ – storico quant’altri mai; ma scomoda l’ontologia, cioè un sapere che si propone di delineare le strutture necessarie proprie di ogni ente in quanto tale: ieri come oggi, oggi come domani. Perché dunque il proposito di costruire un’ontologia del presente non sia solo un equivoco, occorre avanzare l’ipotesi che quel che accade oggi è l’annuncio di qualche profonda modificazione in corso, che tocca se non la natura in generale almeno la natura umana.
Alla natura umana, infatti, è dedicato l’ultimo libro di Massimo De Carolis, che aveva già condotto un’affascinante esplorazione del nostro tempo storico ne La vita nell’epoca della sua riproducibilità tecnica (Bollati Boringhieri, 2004). Nel solco di quella ricerca si colloca ora Il paradosso antropologico (Quodlibet, 2008) [recensito anche su Il manifesto]. E se in quel volume era a tema il fatto, di per sé inquietante, che l’uomo è ormai l’oggetto di una potentissima ingegneria scientifica e tecnica, sul piano biologico (si pensi all’ingegneria genetica) come su quello cognitivo (si pensi agli studi sull’intelligenza artificiale), il nuovo libro verte sulle trasformazioni non meno preoccupanti che interessano sia la psiche individuale che i sistemi sociali.
L’approccio ‘ingegneristico’ delle moderne scienze dell’uomo risponde ad un’esigenza precisa: riprodurre tecnicamente quanto l’uomo compie naturalmente. Ora però, quel che appare specifico dell’uomo, quel che rappresenta un autentico paradosso, è la capacità di inventare, di interpretare, di non attenersi a schemi ripetitivi e fissi: tutto quello che insomma sembra sottrarsi in linea di principio alla possibilità di una mera codifica tecnica.
Orbene, per l’antropologia filosofica, il cui arco si distende da Aristotele ad Heidegger, questa capacità può essere rappresentata nei termini della facoltà di formare un mondo, che sarebbe propria dell’uomo e non dell’animale. Il termine ‘mondo’ va qui contrapposto ad ‘ambiente’. L’animale ha infatti un ambiente, cioè uno spazio nel quale si muove secondo schemi di azione e risposta fissati dal corredo di istinti proprio della sua specie; l’uomo invece è correlato a un mondo, cioè ad un ambito non già assegnato dalla natura alla specie umana, ma da essa ritagliato (inventato, appunto) secondo operazioni ‘culturali’ – la prima delle quali, ecco il paradosso, consiste proprio nell’invenzione della cultura.
Il cuore della ricerca di De Carolis consiste ora nel mostrare che la capacità specificamente umana di formare un mondo si è ridotta ormai alla più modesta capacità di formare nicchie, cioè mondi dentro mondi. Non solo mondi più piccoli, in verità, ma mondi in certa misura illusori, in cui ci si illude di poter ‘fabbricare’ la realtà, come prima accadeva solo nella dimensione del gioco o dell’arte (oppure, nei casi patologici, nei fenomeni di dissociazione psichica).
L’ipotesi di De Carolis è che la formazione di nicchie comporti un profondo riassestamento tanto dei sistemi sociali quanto dei sistemi psichici individuali. I quali erano prima organizzati secondo una linea di divisione ‘orizzontale’ che separava il sopra e il sotto, il piano simbolico e quello pulsionale, l’imperium rationis e l’imperium passionis. Al piano di sopra stavano la legge, la cultura, al piano di sotto stavano le etnie, gli interessi, gli egoismi sociali. Analogamente, sul piano individuale, di sopra stava il soggetto, la sua autonomia e la sua libertà; nel sottosuolo le pulsioni e gli istinti.
Questa ‘topica’ oggi non funziona più: la formazione di nicchie è frutto di una scissione non più orizzontale ma verticale, con la quale l’identità individuale si dissocia in una molteplicità di ruoli, mentre il mondo si suddivide in una molteplicità di spazi fra di loro isolati e protetti, la cui stabilità dipende dalla possibilità di tenere fuori da essi tutto il resto della realtà (o più radicalmente dalla possibilità di inventare una realtà ad hoc).
Il fascino di questa ricostruzione delle forme di vita contemporanee è indubbio: essa coglie infatti fenomeni molto diversi tra di loro, che interessano volta a volta l’etnologia critica di Ernesto De Martino e la psicanalisi di Freud e Winnicott, l’antropologia filosofica di Gehlen e Schmitt e le analisi linguistiche di Austin e Wittgenstein, riuscendo a ricondurre tutto questo materiale su un piano di comune intellegibilità.
Ma il terreno ultimo e decisivo su cui De Carolis si misura è quello politico: qui l’indagine intende mostrare l’obsolescenza di gran parte del lessico politico moderno, fondata su concetti (popolo, Stato, sovranità) per i quali si dovrebbe dire che, letteralmente, non c’è più spazio, nel senso che appunto lo spazio psichico e quello sociale si prospettano oggi secondo linee molto diverse da quelle moderne. Le nicchie tagliano trasversalmente le comunità di appartenenza tradizionali e non si lasciano ricondurre a denominatori comuni. La scommessa è così se prevarrà in esse solo il tratto della chiusura autoreferenziale, fino all’atrofizzazione dell’inventività propria della natura umana, o se invece non si possa formare, a partire da esse, “una nuova sfera pubblica”.
È una scommessa difficile, come ogni tentativo radicale di sporgersi oltre la cornice statuale moderna. Che per un verso appare logora, per l’altro rimane quella che ha meglio saputo assicurare, finora, una misura di uguaglianza giuridica tra gli uomini. Ma la consapevolezza che la posta in palio tocca la sfera politica perché tocca la radice antropologica dell’umano, quella, almeno, dovrebbe accompagnare ogni seria riflessione sul proprio tempo, che non rinunci a comprenderlo in pensieri.
(Il Mattino, però questa volta nella pagina 19 della cultura)

Perche’ abbiamo aperto il post con QUELLA frase di un (forse del) padre fondatore delle bioscienze sociali evolutive (l’oggetto di questo blog), Jean Piaget?

A noi, e non parlo personalmente, ma a noi comunità internazionale dei Technology Scholars (David, Dosi, Freeman, Teece, ecc.), questo assioma Heideggeriano della Età della Tecnica pare, e’ sempre parso del tutto infondato empiricamente e fattualmente. Una Marcusianata.

Sarebbe del resto da meravigliarsi, un’eccezione che per una volta scienza e  filosofia concordassero su 1 cosa. Non esiste nessuna Età di tal genere, e la nuova storia non eurocentrica degli ultimi 20 anni lo conferma a valangate di evidenza –  anche dal passato. Che si aggiungono alle conoscenze via via  più precise sul presente – che sgorgano dalla analisi scientifica, non pregudiziale, delle mutazioni tecnologiche e della loro diffusione negli usi, che svolgono le migliaia di membri della comunità degli science & technology scholars. Nelle due riviste-guida Research  Policy e la più giovane ma già adulta Industrial & Corporate Change, ma di lì invadendo tutto il rivistame di ogni disciplina.

In particolare, a me gli esperti di AI (Artificial Intelligence) avevano insegnato, alla Sussex University, che il paradigma AI era clamorosamente fallito ancora negli anni’80, e di lì non si e’  certo ripreso. Da 20 anni ne ho studiato a fondo le applicazioni in Industrial Automation, e  posso dire che qui le letture Marcusiane non hanno fondamento alcuno (Emanuele Severino, in un suo testo classico divulgativo di 20 anni fa, prendeva lucciole per lanterne in materia – sempre per la stessa crassa e presuntuosa  ignoranza, anche dei filosofi  più sublimi in ambito scientifico). Un operaista incallito come me, non s’e’ affatto convinto dell’ipotesi (QUESTA si scientifica. testabile e falsificabile, nulla a che vedere con le  Carnevalate Marcusiane) operaista di Noble, che il robot spossessi ed emargini l’operaio di mestiere, IFF (SE E SOLO  SE) e poiche’  lo programmi con algoritmi e non in playback.

Anche se anti-modernisti, i filosofi heideggeriani son tutti stretti nella gabbia del moderno. Avvallare poi con Hegel e Marx il Mito dei Miti, l’onnipotenza borghese del Progresso Tecnico senza limiti, 75 anni dopo che Simone Weil l’ha LIQUIDATO PER SEMPRE !  !  ! MA CHE FILOSOFIA E’ QUESTA, che ha perso la passione per la Verità e s’imbroglia nei suoi stessi linguaggi?

Ci sarà qualcosa anche su questo punto nella nuova, amplissima release di gennaio del DIZIONARIO DI SCIENZE SOCIALI (work in progress) associato a questa -pedia.

il cannocchiale