LA PETITE DIFFERANZA TRA I E II REPUBBLICA

C’è solo une toute petite différance: nella I Repubblica, per la maggior  parte della sua durata il massimo uomo di potere DC, Andreotti, era contempraneamente  il Presidente di Cosa Nostra (al 3° e max  livello). Fece ammazzare prima Moro e poi il gen. Della Chiesa per questo, oltre ad un impavido giornalista.

Nella II Repubblica, la mafia ormai autonoma dal Politico, riorganizzata e stragista, mette avanti un suo prestanome di Arcore. Ma questo non conta un cazzo nella mafia – è solo un efficace esecutore; inoltre, non ha più i complessi legami andreottiani globali (dalla Casa Bianca ai più spietati terroristi; tramite ambedue col kremlino): è un dilettante che nella sua imbecillità congenita, crede di flirtare con Qaddafi e Putin; che manco se lo inkulano, il nanetto. C’est la decadence.

COMPRATE E LEGGETE L’ESPRESSO DI DOMANI, VENERDI 27 agosto.

DAL SITO DE L’ESPRESSO:

di Lirio Abbate
Il pentito Spatuzza lo indica come l’uomo che mise i Graviano in contatto con Berlusconi e Dell’Utri. E i pm adesso vogliono capire il ruolo del presidente del Senato. A partire dalla sua attività di avvocato civilista per alcuni boss
Video – Spatuzza parla di Dell’Utri e Berlusconi
Leggi – Il memoriale del pentito: “La mia verità”
Dall’archivio (30 giugno)  – Chi ha paura delle sue rivelazioni?

Giustizia & impunità | di Redazione Il Fatto Quotidiano

26 agosto 2010

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Nei verbali di Spatuzza la storia di Schifani
che fece da tramite tra Berlusconi e i Graviano

La notizia sarà pubblicata sul numero dell’Espresso in edicola domani. Le dichiarazioni dell’ex killer di Brancaccio sono al vaglio della procura di Palermo. Il senatore non risulta indagato

Ci fu un tempo in cui il senatore Renato Schifani non si occupava di politica. Faceva l’avvocato, civilista, e in questo ruolo agganciò spregiudicate conoscenze con uomini vicini a Cosa nostra. Erano i tempi in cui esibiva con orgoglio l’ormai mitico riporto in testa. Anni Ottanta, inizi dei Novanta. Epoca in cui l’allora intraprendente legale, che da lì a poco sarà eletto nel collegio siciliano di Altofonte-Corleone, avrebbe ricoperto un ruolo di prestigio, mediando i rapporti tra i fratelli stragisti Filippo e Giuseppe Graviano, e il duo Berlusconi-Dell’Utri. La notizia viene riportata sul numero dell’Espresso in edicola domani. A firmare l’articolo è Lirio Abbate, ex cronista dell’Ansa che l’11 aprile 2006 fu il primo a dare la notizia dell’arresto di Bernardo Provenzano. Si parla di “ombre inquietanti” che emergono dal passato. Di “spettri” ripescati dentro a trent’anni di storia di un uomo che ha girato i tribunali di mezza Italia difendendo i patrimoni dei boss mafiosi.

Ombre e sospetti riportati a galla dalle dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza. L’ex killer di Brancaccio, scrive l’Espresso, l’ottobre scorso davanti ai giudici di Firenze avrebbe parlato proprio di questo. Frasi messe subito a verbale e girate, per competenza, alla procura di Palermo. Documento top secret. Ma solo a metà. Una parte di queste pagine (le meno compromettenti) sono state messe agli atti del processo al senatore Marcello Dell’Utri (condannato a sette anni per concorso esterno).

Lo spunto, dunque, esiste. Saranno i magistrati a sviscerare il tema. Il procuratore Francesco Messineo ha già dato l’incarico agli aggiunti Antonio Ingroia e Ignazio De Francisci e ai sostituti Nino Di Matteo e Paolo Guido. Secondo quanto riporta l’Espresso, i magistrati hanno già messo a punto una strategia segnandosi le persone da sentire. Non c’è solo Spatuzza. Ma anche Francesco Campanella, ex segretario dei giovani dell’Udeur, già delfino di Mastella, ma soprattutto colletto bianco in nome e per conto della famiglia Mandalà. Quello stesso Campanella che grazie ai suoi appoggi nel comune di Villabate ha falsificato la carta d’identità con cui Provenzano è andato a Marsiglia per sottoporsi a esami clinici. L’elenco, però, prosegue e spunta il nome, al momento top secret, di un imprenditore condannato per riciclaggio che nominò lo stesso presidente del Senato socio in una sua impresa.

Insomma, l’ennesima gatta da pelare per Berlusconi e il suo stato maggiore. Nulla, ovviamente, è ancora stato scritto. Tantomeno Schifani risulta indagato. Ma su di lui pesa un’inchiesta (poi archiviata nel 2002) per associazione mafiosa. Indagato per tre volte, e per tre volte archiviato. Eppure le carte restano e come ha rivelato il Fatto, incastrano Schifani quantomeno a precise responsabilità politiche. A tirarlo in ballo è infatti il pentito Salvatore Lanzalaco per un appalto pilotato dalla mafia. Il sistema, come spiega Abbate, era semplice: “Lo studio di progettazione di Lanzalaco preparava gli elaborati per le gare, i politici mettevano a disposizione i finanziamenti, le imprese si accordavano, la mafia eseguiva i subappalti”.

Per Schifani, quindi, la situazione non è delle migliori. Con nuovi elementi d’accusa l’inchiesta potrebbe essere riaperta. E in questo caso gli elementi d’accusa pesano e non poco. Visto che Giuseppe Graviano è lo stesso che nel 1993 orgnizzò le stragi di Romna, Firenze e Milano e che subito dopo confidò a Spatuzza di essersi “messo il paese nelle mani” grazie alla colaborazione di Berlusconi e Dell’Utri.

La triangolazione Graviano-Schifani- Berlusconi, a quanto scrive l’Espresso, parte, poi, da molto lontanto. Dagli anni Ottanta. Periodo in cui il presidente del Senato tra i suoi assistiti aveva Giovanni Bontate, fratello di Stefano Bontate, il principe di Villagrazia ucciso a Palermo nel 1981 e che poco prima di morire era salito a Milano per investire 20 miliardi di lire. Denaro dei clan, di cui però si sono perse le tracce. E sotto la Madonnina, stando alla fonte anonima citata dal settimanale, Schifani ci veniva già a metà degli anni Ottanta per fare visita a Dell’Utri e al premier. Incontri cordiali in cui Berlusconi aveva il vezzo di chiamarlo “contabile”. Chissà perché?

fonte: Il fatto Q. – http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/26/nei-verbali-di-spatuzza-la-storia-di-schifani-che-fece-da-tramite-tra-berlusconi-e-i-graviano/53351/


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“il fatto” dell’anno. Watergate tv: è IMPEACHMENT

SCOOOOP! Berlusconi assiste interdetto: sarà interdetto?

picture: Photo 442 in “Vignette di satira” (facebook)

il fatto del 17

Tutte le telefonate di minaccia di Berlusconi all’Agcom: “Fate schifo, quelli vanno in onda e non fate niente?”

di Antonio Massari e Marco Lillo

Il reato contestato a Silvio Berlusconi è stato applicato raramente ma, secondo il pm di Trani Michele Ruggiero, sembra ritagliato a pennello sul comportamento del presidente Berlusconi nei confronti dell’Agcom. L’articolo 338 che punisce chiunque usa violenza o minaccia a un corpo amministrativo dello Stato è stato invocato in casi celebri come il braccio di ferro sportivo tra l’ex presidente della Figc Franco Carraro e il Catania di Luciano Gaucci nel 2003. Oppure nella lotta senza quartiere tra il comune di Siena e il Monte dei Paschi nel 1994. L’ultimo caso celebre è la contestazione da parte della Procura di Palermo all’inizio di quest’anno del reato in questione ai due ex carabinieri Mario Mori e Giuseppe De Donno per le presunte trattative Stato-mafia del 1992. La violenza ad un corpo dello Stato, in un caso è stata contestata anche in favore e non contro (come nel caso di Trani) di Silvio Berlusconi. Con questa accusa è stato arrestato nel 2004 il primo aggressore celebre del Cavaliere. Lo sciagurato muratore che colpì Silvio Berlusconi con un cavalletto in piazza Navona che fu poi scarcerato perché secondo il gip nel suo lancio c’era solo una lesione aggravata. Raramente i procedimenti si concludono con una condanna. Nonostante la sua indeterminatezza, però, quel reato è sembrato al pm di Trani Michele Ruggiero la perfetta fotografia del comportamento di Silvio Berlusconi. Ruggiero ha avvertito l’impennata nelle telefonate del premier, dalla semplice pressione a qualcosa di più violento nell’inverno scorso.

Il Fatto Quotidiano è in grado di ricostruire quelle telefonate che hanno portato la Procura di Trani a contestare all’uomo più potente d’Italia un’accusa che prevede pene da uno a sette anni di carcere, oltre alla concussione che oscilla tra i 4 e i 12 anni. La svolta avviene domenica 29 novembre del 2009 quando Silvio Berlusconi scopre che Michele Santoro vuole occuparsi del caso Mills. Berlusconi chiama infuriato Innocenzi e grida: “Se questo garante non riesce a intervenire stavolta e dire che i processi non si fanno in televisione, ma che cazzo di organismo siete?”. Il commissario dell’Agcom cerca di giustificarsi ma Berlusconi non vuole sentire ragioni: “Voi non fate nulla. Ma che cazzo ci siete a fare?”. Poi dalle domande, il premier passa all’imperativo: “Fai un casino della Madonna, devi fare una dichiarazione pubblica e dire: mi vergogno di appartenere a un’autorità che fa schifo e non fa niente”. Prima di attaccare bruscamente Berlusconi chiede al suo ex dipendente di organizzare una strategia a stretto giro e di dirgli cosa deve fare il premier, per intervenire sul presidente dell’Autorità, Corrado Calabrò. Innocenzi poche ore dopo spiega al premier la strategia della doppia lettera: un’ammuina ben congegnata tra la Rai e l’Agcom. Funziona così: la Rai scrive una lettera all’Autorità Garante nella quale chiede lumi sui rischi di possibili multe per le puntate di Annozero già andate in onda e per quella in programma per giovedì sul caso Mills. L’Agcom risponde con una seconda lettera (la cui bozza è stata predisposta dal segretario generale dell’Agcom Roberto Viola e consegnata in anticipo a Innocenzi che la fa pervenire a Masi) e la Rai – fingendo di esservi costretta suo malgrado – sospende la trasmissione temuta dal Cavaliere.

Berlusconi ascolta un po’ scocciato tutte queste complicazioni. Pretende da Calabrò una lettera che dica: non si possono fare le trasmissioni sui processi in corso, come i suoi. E basta. Il tempo passa e gli investigatori ascoltano in diretta l’escalation della rabbia presidenziale. La mattina di giovedì 3 dicembre, a 12 ore dalla messa in onda di Annozero su Mills, Silvio Berlusconi si fa vivo. La voce del padrone sollecita il suo dipendente inadempiente: “Ma allora non fate nulla?”. Innocenzi balbetta qualcosa e a quel punto Silvio dà fuori di matto: “Io devo avere un’autorità che sa tutto. E questo va in onda e voi non fate un cazzo?”. È questo il momento nel quale Silvio Berlusconi fa pesare tutta la sua potenza sull’Autorità: “Fate schifo, non siete un’Authority, siete una barzelletta. Dillo al presidente da parte mia che si vergogni di portare a casa i soldi per quello che state facendo. Vi dovreste dimettere subito”.

E quando Innocenzi ribatte che ora il pallino ce l’ha il direttore generale della Rai, Mauro Masi, Berlusconi senza fermarsi di fronte a niente replica: “Ora lo chiamo”. Per valutare gli effetti delle parole di Silvio Berlusconi sui due dirigenti, nominati dalla sua maggioranza, bisogna ascoltare le loro telefonate seguenti. Come due domestici appena mazzolati dal capo si scambiano confidenze sulle intemperanze del padrone. Fanno tenerezza quando si confrontano disperati sul da farsi e si lambiccano per trovare una via di uscita che appaghi la furia del principale. Soprattutto dagli sfoghi di Innocenzi, gli investigatori avvertono gli effetti delle parole minacciose del premier su un’autorità che, per quanto sfregiata da un simile componente, è certamente un importante corpo dello Stato. Il commissario dell’Agcom è disperato: non riesce a convincere il suo grande capo che la missione prefissata è semplicemente impossibile. O meglio illegale. Confida sconsolato Innocenzi a Masi: “Lui mi dice: dovete impedire che si faccia Annozero, ma io gli spiego che non è possibile. Lui ha in mente una cosa che non esiste. Non è che uno va da Santoro e gli dice: tu stasera non fai il processo Mills. Non si può fare. È la legge che lo dice”. Che Innocenzi sia pressato da Berlusconi non risulta quindi dalle elucubrazioni dei pm ma dalle sue parole: “Mi manda a fare in culo tre volte al giorno”; oppure “mi ha fatto due sciampi terribili”.

E che le pressioni abbiano avuto un effetto anche sulla Rai e sulla sua capacità di determinarsi liberamente lo si avverte dalle parole del direttore generale Mauro Masi. Il numero uno della concessionaria radiotelevisiva pubblica, prima della puntata sulle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza, confessa a Innocenzi che “Berlusconi mi ha chiesto di mandargli il ministro Alfano (che poi rinuncerà, ndr) e io ho convinto Santoro a prenderselo”. Ed è sempre Masi in un sussulto di dignità a dire che la richiesta di Berlusconi di intervenire su Annozero prima della trasmissione “non si può fare nemmeno nello Zimbabwe”. Non si contano le telefonate nelle quali Innocenzi spiega a tutti i suoi interlocutori che è costretto a muoversi per chiedere la sospensione della trasmissione di Santoro perché Berlusconi lo pretende. Non solo. Le pressioni sull’Agcom sono arrivate fino al presidente Calabrò. Lo confessa lo stesso Berlusconi quando si vanta di averlo chiamato durante la trasmissione per lamentarsi. Ed è Innocenzi che implora il sottosegretario alla presidenza Gianni Letta (che subito si mette a disposizione) di dire a Calabrò: “Devi scrivere una lettera a Mauro Masi per dire al direttore generale: la Rai non deve fare Annozero su Mills”.

Prima di sostenere, come hanno fatto ieri in coro tutti gli esponenti di centrodestra a partire da Maurizio Gasparri, che l’indagine di Trani è “grottesca” e prima di lasciar trapelare dubbi sulla sua solidità, come hanno fatto alcuni politici di centrosinistra come Felice Casson, forse sarebbe il caso di confrontare le parole minacciose del premier con la descrizione del reato previsto dall’articolo 338 del codice: “Chiunque usa violenza o minaccia ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario o a una qualsiasi pubblica Autorità costituita in collegio, per impedirne in tutto o in parte, anche temporaneamente o per turbarne comunque l’attività, è punito con la reclusione da uno a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi commette il fatto per influire sulle deliberazioni collegiali di imprese che esercitano servizi pubblici”, come la Rai. Ecco, dopo aver confrontato le parole del premier al reato sopra descritto, forse si potrà dire che l’indagine del pm Michele Ruggiero su Silvio Berlusconi è pericolosa. Ma nessuno può dire che sia grottesca.

da il Fatto Quotidiano del 17 marzo

Tratto da: http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&id_blogdoc=2457871&title=2457871

Corriere del 15: il procuratore di Trani Carlo Maria Capristo smentisce la smentita su MinCulPoppini – potrebbero anche indagarlo.

L’alto magistrato dice di essere «turbato e amareggiato per quanto accaduto, perché si è trattato di un vero e proprio siluro all’inchiesta. Basti pensare che l’informativa della Guardia di Finanza è stata consegnata il 5 marzo scorso e in questa settimana stavamo decidendo come procedere». In realtà il pubblico ministero Michele Ruggiero era intenzionato a chiedere un provvedimento di interdizione dai pubblici uffici per gli indagati ed è stato proprio il procuratore a frenare. Da giorni nega però qualsiasi tipo di tensione, assicura che «qui siamo abituati a lavorare in squadra, confrontandoci e trovando insieme una soluzione ad ogni problema». Poi sottolinea la sua «determinazione a scoprire chi ha soffiato la notizia sull’esistenza dell’indagine» pubblicata da Il Fatto Quotidiano. Perché, dice, «siamo noi le prime vittime di quanto è accaduto e io posso assicurare che da questo ufficio nulla è trapelato». In realtà appena due giorni fa una non meglio specificata «fonte giudiziaria» ha smentito l’iscrizione nel registro degli indagati di Minzolini. Su questo Capristo è lapidario: «Non so di chi si tratti né chi possa aver parlato a nome della Procura. Io certamente non ho emesso alcun comunicato».

In questo momento, alle 14.23 di domenica 14 “il fatto” pubblica free oL questo articolo di ieri

Le minacce di B: se non ci riuscite è una barzelletta, dovreste dimettervi. Il garante: per me ci sei solo tu.

Berlusconi chiede – esplicitamente – ai suo fedelissimi dell’Agcom di elaborare una “strategia” per fermare Santoro. E l’Agcom si attiva. Non soltanto l’Authority: si muovono i vertici della Rai, si attiva l’intervento del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, e viene coinvolto persino un membro del Csm. È di “strategia” che parla anche il direttore generale della Rai, Mauro Masi, quando si confronta con il commissario dell’Agcom, Giancarlo Innocenzi, sul tema Santoro: una “strategia” che il Fatto Quotidiano oggi è in grado di rivelare e che vede il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, costantemente informato, giorno dopo giorno, passo dopo passo, di ogni mossa predisposta o da predisporre. Il fattore scatenante si manifesta nel novembre 2009: s’è sparsa la voce che Santoro intende trasmettere una puntata sul “caso Mills”. Berlusconi è stato informato dal direttore di Libero, Maurizio Belpietro, che a sua volta l’ha saputo da Santoro, che l’ha invitato in trasmissione. E il premier non ci sta: si lamenta pesantemente con Innocenzi. Questa puntata gli risulta insopportabile. Chiede a Innocenzi d’intervenire pubblicamente. Gli suggerisce di esprimersi in maniera dura. Molto dura. Lo sollecita a spingersi fino a criticare l’Authority per cui lavora – l’Agcom – accusandola di immobilismo. Innocenzi annuisce. È talmente consenziente da chiedere , a Berlusconi, il permesso di poter spingere l’acceleratore fino in fondo. Berlusconi non ha titoli per concedere – a un membro dell’Agcom – simili permessi. Ma il permesso viene richiesto. E il permesso viene accordato. Anzi – conclude il premier – fammi sapere la “strategia” che avrai elaborato. Ed ecco il sistema: la “strategia” può ruotare intorno a una “lettera”. Dovrebbe firmarla il capo dell’Agcom, Corrado Calabrò, per poi spedirla al direttore generale della Rai, Mauro Masi. A sua volta, Masi, ricevuta la lettera, potrebbe promuovere dei provvedimenti su Santoro. Serve una “lettera” efficace, però, e a consigliarne il contenuto è proprio Masi. È Masi che indica a Innocenzi la strada maestra per intralciare Santoro e Annozero. Siamo al paradosso: il direttore generale della Rai, che dovrebbe tutelare l’azienda, indica all’Agcom la via per incastrare un giornalista della stessa Rai e uno dei programmi di punta dell’azienda. Tra l’altro, parlando con Innocenzi, è lo stesso Masi che rivendica: la Rai è stata “aggiustata”. Non tutta. Ma quasi. Mettiamo il caso di RaiTre: il direttore Ruffini non c’è più.

Anche Tg1 e Tg2 stanno dando un messaggio diverso rispetto al passato. Persino il Tg3 sarebbe in qualche modo cambiato. Per Santoro , però – dice Masi – la questione è diversa. Nella prima fase della strategia Innocenzi sceglie una strada: non si possono fare “processi” in tv soprattutto se, questi processi, sono in corso nelle aule dei tribunali. Anche le docufiction – che poi saranno bloccate – rappresentano un problema. Ci sarebbe un preciso precedente giuridico sui processi in tv. Insomma: la via intravista da Innocenzi lascia presumere che, in base a questo indirizzo – e all’opportuna “lettera” scritta da Masi e firmata da Calabrò – si possa placcare Santoro e Annozero “prima” che vada in onda. Berlusconi si fa risentire: Innocenzi garantisce che sta lavorando alla “strategia” e che incontrerà, per metterla a punto, persino un membro del Csm. Ma la strada indicata da Innocenzi – quella sui processi in tv – non è adeguata. È il segretario generale dell’Agcom Viola ad accorgersene: parliamo del braccio destro del presidente Calabrò. La situazione si chiarisce quando Innocenzi richiama Masi: ha una busta. Dentro c’è qualcosa di scritto. Gliela lascia in un posto dove Masi può leggerla. Anche in questo caso, Berlusconi, viene tempestivamente informato. Prima, però, il Cavaliere inonda Innocenzi dei soliti improperi: il presidente Calabrò dovrebbe lasciare il suo posto, insieme con tutta l’Agcom, che dovrebbe dimettersi in blocco, visto che è una sorta di “barzelletta”.

Innocenzi prende la sua dose quotidiana di rimproveri e poi rasserena il presidente del Consiglio: Masi ha una copia della bozza della lettera. E redarguisce Innocenzi: questa “lettera”, per come è stata elaborata, può servire dopo le trasmissioni. Non prima. Insomma: se Santoro non sbaglia – e la trasmissione su Mills non è ancor andata in onda – non lo si può sanzionare. Non avverrebbe neanche nello Zimbabwe. E quindi: bisogna ricominciare da zero. Masi offre ancora i suoi consigli: la vicenda va inquadrata pensando al passato. Per esempio, la trasmissione sul caso di Patrizia D’Addario, aveva offerto molti spunti. E in effetti – nei suoi primi “consigli” a Innocenzi – Masi aveva chiesto di portargli tutto il materiale che l’Agcom aveva raccolto su Santoro e Annozero nei mesi precedenti. La “strategia” si evolve fino a questo punto: una lettera, debitamente compilata e poi firmata da Calabrò, potrebbe mettere Masi nelle condizioni di dire a Santoro che, se dovesse infrangere le direttive, la Rai potrebbe pagare una multa pari al 3 per cento del suo fatturato.

Calabrò – che non cederà alle pressioni – sembra intenzionato a non scrivere testi di questo tenore. Innocenzi – per intervenire su Calabrò – chiama persino Gianni Letta, che si dice disponibile a rintracciarlo. Niente da fare. Calabrò non firma. Masi invierà comunque la lettera e il tormentone ricomincerà la settimana successiva. Sempre a ridosso dell’ennesima puntata di Annozero. Berlusconi s’inalbera e Innocenzi sopporta. Esibendo ancora una volta la sua obbedienza al Cavaliere: lo rassicura spiegando che, per lui, “esiste” soltanto una persona. L’ha confidato anche a un suo collega. E quella persona – s’intende – è Silvio Berlusconi.

di Antonio Massari, da Il Fatto Quotidiano del 13 marzo 2010


http://www.corriere.it/cronache/10_marzo_14/fasano-premier-innocenzi-chiudere-annozero_7233bd52-2f44-11df-a29d-00144f02aabe.shtml x aggiornamenti: MinCulPop indagato o no?

oggi, sabato 13  o direttò de Il Fatto, Padellaro spadella

Dopo aver letto il Fatto molti dicono: sapevamo tutto ma non c’erano le prove. Adesso le prove ci sono. L’inchiesta della Procura di Trani ricostruita da Antonio Massari è un documento nitido e conseguente in ogni suo passaggio sul potere assoluto dell’illegalità in Italia. Il reato che si fa Stato.

Altri giornali del 13 marzo (la dx: Chiacchieropoli; il Manifesto: l’osceno del villaggio) e tiggì di ieri sera, il 12:

il Premier (pera matura e cotta da IM-PEACH-MENT: mente sempre) ed  Innocenzi (ma non MinCulPoppini, nb) indagati per CONCUSSIONE. Interviene Cosa Nostra, per bocca di Dell’Utri.

12 marzo mattina: scoppia la pera (im-peach…)

source: http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&r=178233

La GdF intercetta il premier mentre chiede a Innocenzi (Agcom) sanzioni contro Santoro. Nell’inchiesta Minzolini [MinCulPoppini] e Masi. In un’indagine della procura di Trani emerge un giro di telefonate nelle quali B. vuole bloccare le puntate sul caso Mills ed il pentito Spatuzza.

Quatta quatta la notizia è filtrata ed è finalmente esplosa nella mattinata. Nella mia lista http://twitter.com/nonnoenzo/i-taliani-bravaggente è stata PazSpinelli a farci notare che c’eravamo un pò distratti…

Esiste materia per un impeachment, quale conclusione della interminabile telenovela dell’intreccio illegittimo tra affari (legali assai di rado o, più spesso, loschi e monopolisti) di Berlusconi e suo ruolo di Premier. Stavolta ha il dito nella marmellata – come tutte le altre volte peraltro: furto con scasso della Mondadori, ecc.

Ma esistono ora allineati come mai prima, TUTTI GLI ESTREMI per una procedura di IMPEACHMENT che lo cacci con ignominia ed immediatamente da Premier.

Leggete “il fatto quotidiano” di oggi (qui sotto IN SINTESI), che reca questo scoop eccezionale, che entrerà nella Storia – gli ordini del Premier all’Agcom ed a Minzolini.

Così Berlusconi ordinò:
“Chiudete Annozero”

La Guardia di finanza intercetta il premier mentre chiede a Innocenzi (Agcom) sanzioni contro Santoro. Nell’inchiesta Minzolini Masi. In un’indagine della procura di Trani emerge un giro di telefonate nelle quali B. vuole bloccare le puntate sul caso Mills e il pentito Spatuzza. Nel mirino anche Floris e la Dandini.


Silvio Berlusconi voleva “chiudere” Annozero. Un membro dell’Agcom – dopo aver parlato con il premier – sollecitava esposti contro Michele Santoro. Il direttore del Tg1 Augusto Minzolini – al telefono con il capo del governo – annunciava d’aver preparato speciali da mandare in onda sui giudici politicizzati. E le loro telefonate sono finite in un fascicolo esplosivo. Berlusconi, Minzolini e il commissario dell’Agcom Giancarlo Innocenzi: sono stati intercettati per settimane dalla Guardia di Finanza di Bari, mentre discutevano della tv pubblica delle sue trasmissioni. E nel procedimento aperto dalla procura di Trani – per quanto risulta a Il Fatto Quotidiano risulterebbero ora indagati. (Leggi tutto)

di Antonio Massari

LEGGI: Il commissario-garante che disse “Il Capo vuole una spallata” di Marco Lillo

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A. Massari conclude:

E quindi: la notizia di cronaca giudiziaria è che Berlusconi, Innocenzi e Minzolini, sono coinvolti in un’indagine.

La notizia più interessante, però, è un’altra: il “regime” è stato trascritto. In migliaia di pagine. Trasuda dai brogliacci delle intercettazioni telefoniche. Parla le parole del “presidente”. Il territorio di conquista è la Rai: il conflitto d’interesse del premier Silvio Berlusconi – grazie a questi atti d’indagine – è oggi un fatto “provato”. Non è più discutibile.

occhio anche alla colonna dx: 37 porcate ad personam; appena scritto, il libro di marco travaglio è già travagliato, da aggiornare in continuum

il testo dell’articolo – assai utile per un’occhiata a tutto il porcile –  è stato ricopiato su facebook, ad es. in

http://www.facebook.com/photo.php?pid=254485&id=100000176131621

– e http://www.facebook.com/photo.php?pid=4779426&id=318853359313