Veneto più libero

IL POPOLO CHE INNOVA, LAVORA E RISCHIA HA DETTO SI.

Il popolo ha votato, appropriandosi dei ref. TACCIANO 1 mese x vergogna: liberali autoritari@vongole, giornalisti venduti a

 

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1- i fatti

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-10-22/referendum-lombardia-19-affluenza-oltre-30percento-veneto-quorum-superato-519percento-195216.shtml

 

“ORA AVANTI VERSO IL FEDERALISMO (CATTANEO, MANIN, TOMMASEO, STURZO, E TANTI ALTRI CI HANNO INDICATO LA STRADA)
E’ andato a votare circa il 60% dei veneti, sul 92% degli aventi diritto (l’8% risiede all’estero e non poteva votare da lì). Sono oltre 2 milioni, quasi il doppio degli elettori di Zaia del 2015.”  ~ Michele Boato su Facebook.

 

2- l’analisi

#Enzitoriale del 22 ottobre 2017

DATA IMPORTANTE PER IL VENETO, LA MEGALOPOLI PADANA E L’ITALIA preda di sanguisughe e medici più mortali della malattia.
Contrariamente all’opinione corrente di politicanti e Giornalisti di Sistema (bancario), IERI HA VINTO 1 solo Soggetto; proprio il FISICO, Foucaultiano corpo biopolitico elettorale che ha deciso, con l’integrale delle sue strategie individuali, di votare.

In uno slogan antimarxista, interclassista e di libertà:

 

Veneto avanguardia EUROPEA col 55% aventi diritto che dice: si cambia! Leadership di QUEL Veneto di popolo della prima, bella Liga Veneta, del mio bellissimo Sindaco Mario Rigo, e di Giorgio Lago.

La Asinistra SENZA POPOLO (delle grida manzoniane dei Renzi, dei bancheri Atlanti del Demonio come il politicante Franco Bassanini, della élite selezionata a rovescio e chiusa su se stessa come la Stupidentsia definitivamente rincojonita, ferma ancora al 1968 -MA BASTAAA clero peder…-  e pre-1989) prende la batosta CHE SI MERITA! Ben vi sta.
Poi la Sicilia la ucciderà, farà più strage di asini dei Pink Floyd a Berlino.
Compagni, quello di oggi Domenica 22 ottobre NON E’ in prima istanza il Popolo raccolto dalle brave giunte di Lega e Cdx; è il #PopoloImprendiLavoratore PUNTO.

La novità del momento politico è davvero grande, e molto positiva almeno potenzialmente.
Questi 2 referendum operano una faglia “giusta” (con una chirurgica, meticolosa separazione Dantesca proprio di classi buone e cattive, Mirco Cittadini) nel Sistema, proprio come analizza, argomenta (riportato qui sotto) un secondo Michele, Boldrin.
Io – diversamente da lui – votai si al referendum costituzionale piangendo come una fontana che si lasciassero le Regioni del 1970 come sono, senza un profondo ridisegno e risanamento.  Allo scopo farne alla Jordi Pujol (nella parte migliore di questo leader, a parte le miserie di noi umani) i Lego o meglio i pilastri di uno Stato nuovo.

 

3- la citazione

 

Michele Boldrin

4 hrs ·

Fra chi paga per tutti la domanda di federalismo fiscale e’ oggi piu’ forte che mai. Son certo che un simile referendum in Emilia-Romagna o Piemonte darebbe gli stessi risultati.

Che e’ una delle ragioni per cui ho votato NO il 4 dicembre, forse la principale. Pinocchio ed il suo PD non hanno proprio capito un piffero di dove vada e cosa voglia sul piano economico e fiscale quella fetta (minoritaria ma cruciale) di Italia che lavora e produce. Anche per questo e’ giusto che vengano spazzati via.
Notoriamente ho zero simpatie per la LN, specialmente nella versione Salvini ma anche in quella Zaia. Il mix di razzismo, populismo, statalismo ed ignoranza che esprimono mi provoca un senso di rigetto antropologico.

Ma sul referendum sono stato zitto per la semplice ragione che, seppur in maniera strumentale e puramente propagandistica, la mossa e’ quella giusta e la rivendicazione di autonomia fiscale legittima. Viene da un partito e da persone di cui non ci si puo’ fidare ma e’ una richiesta giusta. Anzi, ancora troppo debole rispetto a quanto sarebbe necessario e legittimo chiedere.

Ora sarebbe il caso che qualcuno che vuole far politica in Italia e vuole essere il “meno peggio” si ponesse seriamente il problema di rappresentare l’Italia che lavora e produce. Rimettendo con forza sul tavolo la questione del federalismo fiscale, senza le mediazioni ed i squallidi compromessi che l’ignoranza e la pavidita’ di Bossi accettarono per compiacere BS, Fini ed il loro elettorato parassitico e centralista.

L’alternativa sara’ Salvini a Palazzo Chigi, niente federalismo, politiche economico-sociali degne del peggior corporativismo e tante belle prese in giro di chi lavora e produce, come succede dai tempi dalla scesa in campo di BS.

Dopo qualche ora, si fa mattina.

 

Michele Boldrin

1 hr ·

Pensiero sincero del mattino: i piu’ deludenti stamattina sono quelli che, pur essendo favorevoli a federalismo e tutto il resto, ironizzano sul risultato referendario perche’ porta acqua al mulino di Maroni e Zaia.

Se non vi piace il mulino non criticate il fiume, costruite un mulino migliore piu’ a monte … o deviate il fiume.

I piu’ ridicoli, invece, sono i “sinistri razionali” che continuano a negare, con le scuse piu’ incredibili, che la % di si (anche in Lombardia, si’ anche in Lombardia) sia semplicemente enorme.

E’ lunedi e ieri, evidentemente, il campionato non deve aver offerto sufficienti emozioni.

4- il votante SI mediano (si scherza)

Il sinistrume che ieri abbiamo asfaltato in Veneto (ora passiamo il testimone ai picciotti Siciliani perché polverizzino ed incementino il cadavere), si consola e lecca le ferite che Zaia qua e là. Zaia un cacchio, scimuniti dalle bolle mediatiche di poche ore.
Lui ha un potere, limitato (per ora Salvini gli sta sopra, e se comanda il Veneto è solo perché Galan era un verme schifoso e s’è abbruciato: Tosi è stato cacciato dalla politica dai veronesi che aveva brutalizzato dimenticando la vaselina), ma quando parla rappresenta:
i) per somiglianza, pienamente una scarso 1% dei votanti, i quadri e base leghisti storici non (ancora) Salvinizzati
ii) per delega politica, meno della metà dei 2 milioni di INSORTI NELL’URNA ieri, in questa data Storica.

22 0ttobre 2017


Facciamo mica come il Pinocchio che s’è rincitrullito per mesi come avesse LUI il 40%, eh? (leggi ieri M. Sechi, List)
Se invece volete un elettore MEDIANO con 1 milione davanti ed 1 dietro, quello sono IO assieme a tanti miei simili.
_
Il veneto autonomista mediano della classe media = Def
Credente non più frequentante laico-bestemmiatore (solo per Amor di D*o ahimè non abbastanza temperato dal Timor di D*o. Qui, nella dizione del Padre, influssi Gheto Venexian e Paradiso Perduto del me amigo Adamo, no Adamo Lubrico, st’altro), buon bevitore ma solo vino buono (fav il Prosecco biologico e Vini Natural©, e.g., Enoteca Vapoliterra di SM di Negrar), no grappini all’alba non siamo trentini … tòi; ex classe operaia poi risalito Mediano sgomitando e facendosi il mazzo: azienda propria come Bepi, carriera dirigenziale pubblica o privata; spesso ex ’68 ma cmq ora conservatore, libertario solo cum juicio.
Vota più autonomia non certo per separatismo mongoloide, mangime Veronesi© per broledari. Ma perché ha ben in mente, dai suoi studi ad ingegneria gestionale (e, se ricercatore i suoi paper: ne ho sul tema) dei modelli organizzativi, un paradigma decentrato-ed-assieme-integrato, e.g., reti neurali, reti di sistemi digitali, Internet.”

 

La Repubblica – art. di Francesco Gilioli

Referendum Veneto, Rubinato (Pd) vota come i leghisti: “La base la pensa come me, vertici si adeguino”

Simonetta Rubinato è una deputata veneta del Pd. Il suo bacino elettorale è Roncade, in provincia di Treviso. Si è convintamente recata a votare al Referendum per l’autonomia del Veneto, proposto dal governatore leghista Luca Zaia.

“La maggioranza degli elettori del Pd la pensa come me. I dirigenti invece sono subalterni alle gerarchie nazionali”. “Io eversiva? Applico solo la Costituzione. Non sto dando una mano a Zaia: rispetto ai voti con i quali ha vinto le elezioni regionali del 2015, per raggiungere il quorum in questo Referendum, servono un milione e duecento mila voti in più. Non sarà la sua vittoria”.

 

Una domanda a me e Michele.

La parola agli amici Enzo Arcangeli e Michele Boldrin.

Chissà se il treno di Renzi stanotte è deragliato; e chissà se Di Maio vorrà cavalcare le autonomie.

Ottimo segnale l’esito dei referendum del Lombardo-Veneto. Ma senza maturazione di adeguate élites, anche l’autonomia rischia di entrare in un vicolo cieco. Per dire, un Veneto autonomo guidato da un novax fa caxare come l’Italia di Berlusconi Renzi e Gentiloni.
A dire il vero, mi pare che in fondo il dividendo più sostanzioso dei referendum rischia di incassarlo proprio Berlusconi!

Comments
Enzo Arcangeli
Enzo Arcangeli Aah certo, non c’è l’offerta nuova per questa domanda politica nuova e molto matura; quindi nessuno è in grado di contrastare Salvini nella Lega che si spaccherà forse (no voice: exit), ed alle prossime elezioni potrebbe incassare il Cav. Non so fare ora tutti gli scenari, ma può essere.
Enzo Arcangeli
Enzo Arcangeli Ma adesso, e non per molto il ferro è caldo perché la gente comune sa che atto ha commesso, la sua forza intrinseca ed il sasso nello stagno; e sta in campana a vedere come l’offerta risponde.

 

Enzo Arcangeli

Enzo Arcangeli e come dice Michele, i sentiments in molte regioni sono simili, quindi anche là si sa di aver vinto. Non a caso la put*ana impestata marcia de Il Mattino di Napoli (da dove proviene l’imbecille del Sole 24) oggi titola: i veneti vogliono rubare soldi al Sud. Per evitare il contagio catalanooccitanoveneto a Sud.

Michele Boldrin
Michele Boldrin Siam d’accordo, Biagio. Il problema delle elite politico-sociali e’ il problema vero, quello che alla fine ponemmo (fallendo) con Fermare il Declino. Ma che noi si abbia fallito non elimina il problema che e’ plateale e sempre piu’ grave: esiste, solida, una domanda sociale di cambiamento nella direzione allora indicata. Ma e’ completamente assente la forza politica capace di incanalarla in una direzione positiva e quella domanda si disperde in follie indipendentiste, libbberismi da strapazzo, doppie monete, dagli all’immigrante e via dicendo …

 

 

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LANCE SI CHE E’ 1 GENIO: DELLA COMUNICAZIONE

Lance licenzia senza preavviso i giornalisti (accorsi a  centinaia  in più al Giro SOLO perché c’era lui … Pure oggi arrivato tranquillo tra i primi sul Vesuvio: sovra – umano)

http://thelede.blogs.nytimes.com/2009/05/28/lance-armstrong-pioneers-journalism-without-journalists/

May 28, 2009, 2:06 PM

Lance Armstrong Covers Lance Armstrong

By ROBERT MACKEY

A recent video blog post by Lance Armstrong and his teammate Levi Leipheimer, shot by the cyclists themselves after they completed a grueling stage of this year’s Giro d’Italia.
Updated | May 29 Lance Armstrong, who stopped talking to the news media without explanation or comment nearly two weeks ago, is not the first star athlete to tire of answering questions from reporters, but he does seem to be the first to embark on a drive to put them out of business entirely, by simply reporting, in multimedia blog posts and tweets, on his own exploits.

As my colleague Juliet Macur reported earlier this week, Philippe Maertens, a spokesman for Mr. Armstrong’s cycling team, “said that Armstrong was at first upset with reports that he had been the instigator of a rider protest last week in Milan. Now, Maertens said, he was not sure why Armstrong continued his boycott of the news media.” According to the spokesman, the seven-time Tour de France champion told him simply, “I don’t need them.”

Given his immense fame, and the power of the new media tools he has obviously mastered, Mr. Armstrong is now free to cut out the middle man and go straight to the people.

Ever the competitor, Mr. Armstrong even seems to be enjoying tweaking his new rivals in the press corps, secure in the knowledge that he is scooping them hour after hour as he posts regular updates to his chatty Twitter feed, where he banters with other cyclists, comments on his comeback and even answers questions from some of his more than 933,000 followers. Last week he even took a moment to post this comment on a news report saying that some members of the cycling media had stopped quoting his tweets, in an effort to force him to engage with them:

Bitter sports reporters are boycotting @lancearmstrong’s Tweets. Good luck with that, and welcome to 2009.
Read more

It has to be said that he is quite good at this kind of tweeted, blogged and vlogged coverage, which may bode well for his chances of winning another kind of race, for governor of Texas in 2014.

At a press conference in February, he had a testy exchange about doping with an Irish journalist and former rider, Paul Kimmage, who has suggested that Mr. Armstrong cheated and even called the champion a “cancer” on cycling.

When Mr. Armstrong is in control of the coverage, the subject of doping is not often part of the conversation.

Paolo Gabrielli: a libertarian traveller, an inquiry journalist of the purest race

An Apostolically  biopolitical Letter on sorrow for Paolo’s death, and relief.

The legacy of a global traveller, and a San Giorgio like journalist, gentlemanly fighting the Beast.

Disegno di Raffaello. http://www.thais.it/speciali/disegni/Raffaello/Foto/Alte/06.jpg

drago-disegno_raffaelloVERSIONE ITALIANA (English one  below)

PAOLO, L’UOMO DELLA DOLCEZZA; E’ MORTO MOLTO DOLCEMENTE, NEL SONNO. COM’ERA DESTINO.

PAOLO, L’ULTIMO DEI PRIMI ED IL PRIMO DEGLI ULTIMI, E’ MORTO NELLA NOTTE TRA L’ULTIMO ED IL PRIMO: COM’ERA DESTINO.

ULTIMO, PER MODESTIA E PER INTERESSI ESTROVERSI  ANCHE AD ALTRI RACCONTI (la musica del mondo, i popoli del mondo): L’ULTIMO – TRA I PRIMI GIORNALISTI ITALIANI.

PRIMO DEGLI ULTIMI, I DANNATI DELLA TERRA. PERCHE’ PAOLO E’ UNO DEI GIUSTI.

Amore a Laura, Lella, tutti i parenti ed i tantissimi amici di Paolo:

la GG (Galassia Gabrielli) a Como, Curitiba, Negrar, Padova, Verona, ecc.; siano benvenuti i vostri commenti qui, ma vi dirò di più: ho già riservato uno spazio per un blog collettivo degli amici di Paolo, che gestiremo in comunità, ed organizzeremo bene nelle prossime settimane  – non so: un suo archivio giornalistico, link alle – e brani dalle sue guide turistiche “vissute”; news, nuovi acquisti di CD e cronache da una specie di “casa dell’amicizia” che resterà dov’era, su quel colle di mira sulla valle, come hanno deciso con amore le sorelle  Laura e Lella. Il blog che organizzeremo con chi ha voglia di smanettare e copia-incollare, e con Laura e Lella, sorgerà presto all’indirizzo (AD ORA VUOTO, ma da me “riservato” per un uso comunitario):

http://paologabrielli.ilcannocchiale.it/

nel collettore il cannocchiale che, oltre ad essere di un’area di sinistra affine al Nostro, raccoglie i blog di illustri firme del giornalismo, da olivero beha a  stefano feltri  e marco travaglio, ad es.

La Mattina del nuovo anno, nella sua casa di Negrar Paolo non s’e’ svegliato.

La sua scrivania al Gazzettino di Padova, vicino a Piazza delle Erbe lo ha atteso invano.

Vi invito a meditare su questo decalogo in cui cerco di ricostruire ciò che Paolo ci ha insegnato come un FILOSOFO TACITO, implicito, che “dà l’esempio”. Praticando la sua arte del buon vivere, con qualche eccesso ma anche molta moderazione; sempre “cool”, rilassato alla carioca, nessuna fregola iper-competitiva. Proprio l’opposto dello stilema del figlio di una “mamma ebrea” (il cui esempio, sempre tra i miei amici, e’ il paradigmatico Giovanni Dosi). Paolo era ed e’:

1. un amico (abbiamo co-abitato in allegria per tutti gli anni ’90) ed un tessitore di amicizia

2. un compagno

3. un sognatore

4. un libertario sessantottino

5. un seduttore

6. mai depresso (ma non superficiale, quindi  capace di governare l’angoscia esistenziale)

7. un edonista generoso.

8. Un giornalista d’inchiesta di prima classe, nelle varie redazioni venete de Il Gazzettino (e nell’esperimento del Nuovo Veronese):

– dallo scandalo dei petroli a Treviso – a Mani Pulite a Verona: un  pioniere della lotta alla corruzione politica (nel lignaggio di Gaetano Salvemini)

– nei grandi casi di “nera” veronese: rapimento Tanchella, Maso e Stevanin – dove, con la sua nonchalance,  stringeva facile amicizia con le firme nazionali

– ha speso gli ultimi 2, degli oltre 3 decenni di giornalismo, in quel di Padova, tra cronache economiche, sindacali ed altro.

9. Se ricapitoliamo sin qui: dopo gli studi con Carlo Bo ad Urbino, ha imparato sul fronte della notizia il mestiere del giornalista “correttamente politico” (invertendo la formula USA del “politicamente corretto”), anche contro i corrottamente Politici, o imprenditori. Paolo e’ stato un San Giorgio che, se non ha sconfitto, almeno ha combattuto il dragone corruzione. Allora il 5 gennaio eravamo al posto giusto, nella San Giorgio in Braida di Michele Sammicheli. Così piena. Un corretto, molto rispettoso “discorso per Paolo” di don Piergiorgio. Ed Ubi, con sarcasmo tagliente: “Mai visti tanti atei in Chiesa”.

10. Last but not least, la cosa PRINCIPALE, in cima ai suoi sogni: IL  GLOBAL TROTTER del turismo alternativo, faidate, naif, SLOW TRAVEL. Dopo un paio di viaggi, sfornava la guida del paese. Con nostro grande stupore, non scevro di invidia: dove trovava il tempo, la pazienza ed il metodo, per  costruire brano dopo brano la sua nuova Guida Calderini?  Tra un giro di telefonate di routine (ospedali, CC, …), uno scoop alla concorrenza, e la delusione per uno scoop subito.

Uno dei suoi amici più cari, Dirceu Antunes ha scovato questa frase nella introduzione al suo “Madagascar” del 1997 (Bologna: Calderini). Un suo sosia, il geografo e viaggiatore dell’800 Alfred Grandidier, scrive nei suoi Souvenir de Voyage:

Giunto ad Anakao mi recai dal capo villaggio, che però era in agonia. Alcune donne erano sedute intorno a lui (..). Una ragazza mi chiese se il capo fosse morto. Io risposi che la sua malattia più grave erano i lunghi anni in cui era vissuto. ‘Non e’ ancora morto e forse vivrà ancora qualche settimana’, dissi per consolarla, MA E’ INUTILE CONSOLARE QUALCUNO CHE NON E’ TRISTE. In Madagascar, infatti, i parenti non provano un vero dolore dopo la morte di un membro della famiglia. Parlano, scherzano e ridono come se non fosse accaduta nessuna disgrazia. Il vegliardo invece morì per davvero quella notte ed in suo omaggio furono sparati alcuni colpi di fucile davanti alla capanna.

Paolo definisce così il focus della sua guida:

un paese unico nel suo genere: un pezzo d’Africa che sembra preso a prestito dall’Asia, un puzzle di popoli e di razze tenuto insieme come per miracolo da un’unica lingua. La guida ci accompagna passo a passo alla scoperta di questa terra abitata da gente povera, a volte poverissima, ma sempre disposta ad accogliere con grande cordialità i visitatori stranieri.

Il dolore per la sua assenza, al passar dei giorni  viene sorpassato dal senso di fortuna, di grande chance di averlo incontrato  e bevuto libagioni al Sacro Calice: il Graal della sua amicizia e del suo “clan”. Don Piergiorgio, quando Laura gli ha spiegato per chi doveva dir Messa, ha scelto (dal Libro della Sapienza): L’uomo giusto –  vicino a Dio –  e’ colui che ama.

Sapienza – Capitolo 3

Confronto tra la sorte dei giusti e quella degli empi

[1]Le anime dei giusti, invece, sono nelle mani di Dio,

nessun tormento le toccherà.

[2]Agli occhi degli stolti parve che morissero;

la loro fine fu ritenuta una sciagura,

[3]la loro partenza da noi una rovina,

ma essi sono nella pace.

Sapienza – Capitolo 4

La morte prematura del giusto

[7]Il giusto, anche se muore prematuramente, troverà riposo.

[8]Vecchiaia veneranda non è la longevità,

né si calcola dal numero degli anni;

[9]ma la canizie per gli uomini sta nella sapienza;

e un’età senile è una vita senza macchia.

Sapienza – Capitolo 12

Lezioni divine per Israele

[19]Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo

che il giusto deve amare gli uomini;

inoltre hai reso i tuoi figli pieni di dolce speranza

perché tu concedi dopo i peccati

la possibilità di pentirsi.

“La morte non tiene conto degli anni. Non sai in quale momento essa ti aspetti; perciò aspettala in ogni momento.” (Lucio Anneo Seneca)

ENGLISH TEXT

Love to Laura, Lella, all Paolo’s relatives and friends.

Comments from them or anyone else are welcome. We are remembering here Paolo, one of the most amiable and sociable people I ever met in life.

The New Year dawn Paolo Gabrielli didn’t wake up – while in his home in Negrar, Valpolicella. In the morning of Jan. the 1st, his desk at il Gazzettino, nearby Piazza delle Erbe, Padova, was waiting for him in vain.

Let us meditate on this decalogue, the legacy: what Paolo taught us silently, AS A TACIT PHILOSOPHER. Just practicing an art of good life with some excesses but also moderation:  always cool, relaxed à la carioca, no hyper-competition whim. Definitely not the child of the paradigmatic “Jewish mother” (whose paradigm in Italy is another friend of mines, the paradigmatic Giovanni Dosi). Paolo was and is:

  1. a friend (we shared a flat in Pescantina in the 90s and tolerated each other while having a lot of fun), and a friendship weaver;
  2. a comrade,
  3. a dreamer,
  4. a ’68 libertarian,
  5. a charmer,
  6. a never-depressed (but existential angst, yes of course),
  7. an unselfish Edonist.
  8. A 1st class inquiry journalist at “il Gazzettino” in TV-VR-VE-PD:
    • ranging from the Scandalo dei Petroli in Treviso to Mani Pulite: when Paolo was a white cavalier, early fighting (in the Gaetano Salvemini noble tradition) political corruption in Veneto and Italy;
    • to the Tanchella kidnapping and Maso outstanding cases of “noir” chronicles in Verona’s province, where Paolo entrenched friendship (a natural art for him) with the national correspondents sent here for the emergency.
    • In the last 2 of his 3+ decades of journalism, doing a bit of everything, but namely economic and trade union news in Padova.
  9. Drawing from his  school on the battleground, where  Paolo “learned by doing” (after his degree in Urbino) the inquiry and “correctly political” journalism: Paolo has been a St. George fighting, if not defeating the Corruption dragon. That’s why yesterday, January the 5th, the Michele Sammicheli’s Church of San Giorgio was so full, at his funerals. It was the right Church to be, to say farewell to Paolo. On the way out, nipping Ubi photographed the paradox with dry wit: never seen so many atheists in a Church.
  10. But, above all: he was a traveller, a sort of global globe trotter capable of writing the perfect tourist guide of a country, after a lot of reading and just a couple of visits (this makes me remember Walter Peruzzi writing a cycling guide of England – NEVER HAVING BEEN THERE).

His closest friend Dirceu Antunes (photographer and free lance journalist in Brighton, E. Sussex), cleverly found out this sentence in Paolo’s introduction to his Madagascar guide (Bologna: Calderini, p. viii). From his similar and sosia Alfred Grandidier’s Souvenirs de voyage, travelling in the big  island in 1865-70, he translates and quotes:

SEE QTN. ABOVE

ENGISH SUMMARY: The French geographer and traveller explains, on the occasion of the death of a Chief, that there is no true sorrow when a relative dies in Madagascar.

The same applies to Paolo: he was really a gift, a Pandora repository of anti-depression and happiness for the ones he crossed. The angst, the sentiment of being lost, of LOSS  for having all of a sudden lost his company, day after day is overwhelmed  by  the emergence of a new sentiment of satisfaction and gratefulness to Destiny, since we had such a good chance to meet him, and  share so many things with him and his circle.

1436

PAOLO IN REDAZIONE. HANNO DETTO DI LUI:

il pizzaiolo de La Fontana di Avesa (testimone dell’ultima cena di Paolo):

a cena il 31 gennaio, mi aveva detto di andarlo a trovare: mi avrebbe fatto conoscere i suoi amici palestinesi di Padova, miei conterranei

FNSI, Fed. Naz. Stampa Italiana, 1 gennaio

Morto nel sonno in casa il giornalista del “Gazzettino” Paolo Gabrielli, 57 anni, veronese, grande viaggiatore, appassionato di musica e letture

Giornalista acuto e aperto, era appassionato di viaggi, musica e letture.

Giornalista professionista dal 1982, Gabrielli aveva seguito a Verona i principali casi di cronaca nera e giudiziaria Maso e Stevanin prima di approdare alla redazione di Padova. Grande appassionato di viaggi, aveva anche scritto alcune guide turistiche sui Paesi del Sud America. Lo hanno trovato nel suo letto esanime, con il libro aperto posato sul comodino nella sua abitazione di Negrar in provincia di Verona. Ieri lo hanno ricordato in tanti, sia per l’impegno professionale, sia per l’impegno umano. Paolo Gabrielli aveva girato il mondo, aveva una mentalità aperta, pronto al confronto, fuori dagli schemi e dagli schieramenti.

Addio a Paolo Gabrielli, giornalista viaggiatore del Gazzettino

Tutti lo conoscevano per l’innata gentilezza, per i modi cortesi, il suo approccio mai “urlato”, con i colleghi e con le notizie. http://www.youreporter.it, 1.1.2009: Addio Gabrielli, viaggiatore gentiluomo

E’ scomparso Gabrielli

Un uomo che non si stancava di ritornare quasi ogni sera al suo rifugio di Negrar, sui colli veronesi, dove riusciva a coltivare le sue passioni, libri e musica da ogni parte del mondo, purchè vera, originale; un mezzo toscano, un bicchiere di Amarone e la compagnia della fidanzata, di amici e parenti. Con lui si poteva parlare della Marsiglia di Izzo o dei nuovi suoni del Maghreb, del sudamerica o del prossimo viaggio in qualche meta assolutamente improbabile. Paolo era in fondo un giornalista naif, tanto primitivo da non cedere a mode, senza sovrastrutture mentali, disponibile sempre al confronto, nessun dogma e tanti dubbi, una ricetta di saggezza.

il Gazzettino, 2.1.2009, ediz. pd, p.5.  E’ scomparso Gabrielli.

Trovato morto nel suo letto. Aveva 57 anni (ab)

2paoli