Paolo Gabrielli: a libertarian traveller, an inquiry journalist of the purest race

An Apostolically  biopolitical Letter on sorrow for Paolo’s death, and relief.

The legacy of a global traveller, and a San Giorgio like journalist, gentlemanly fighting the Beast.

Disegno di Raffaello. http://www.thais.it/speciali/disegni/Raffaello/Foto/Alte/06.jpg

drago-disegno_raffaelloVERSIONE ITALIANA (English one  below)

PAOLO, L’UOMO DELLA DOLCEZZA; E’ MORTO MOLTO DOLCEMENTE, NEL SONNO. COM’ERA DESTINO.

PAOLO, L’ULTIMO DEI PRIMI ED IL PRIMO DEGLI ULTIMI, E’ MORTO NELLA NOTTE TRA L’ULTIMO ED IL PRIMO: COM’ERA DESTINO.

ULTIMO, PER MODESTIA E PER INTERESSI ESTROVERSI  ANCHE AD ALTRI RACCONTI (la musica del mondo, i popoli del mondo): L’ULTIMO – TRA I PRIMI GIORNALISTI ITALIANI.

PRIMO DEGLI ULTIMI, I DANNATI DELLA TERRA. PERCHE’ PAOLO E’ UNO DEI GIUSTI.

Amore a Laura, Lella, tutti i parenti ed i tantissimi amici di Paolo:

la GG (Galassia Gabrielli) a Como, Curitiba, Negrar, Padova, Verona, ecc.; siano benvenuti i vostri commenti qui, ma vi dirò di più: ho già riservato uno spazio per un blog collettivo degli amici di Paolo, che gestiremo in comunità, ed organizzeremo bene nelle prossime settimane  – non so: un suo archivio giornalistico, link alle – e brani dalle sue guide turistiche “vissute”; news, nuovi acquisti di CD e cronache da una specie di “casa dell’amicizia” che resterà dov’era, su quel colle di mira sulla valle, come hanno deciso con amore le sorelle  Laura e Lella. Il blog che organizzeremo con chi ha voglia di smanettare e copia-incollare, e con Laura e Lella, sorgerà presto all’indirizzo (AD ORA VUOTO, ma da me “riservato” per un uso comunitario):

http://paologabrielli.ilcannocchiale.it/

nel collettore il cannocchiale che, oltre ad essere di un’area di sinistra affine al Nostro, raccoglie i blog di illustri firme del giornalismo, da olivero beha a  stefano feltri  e marco travaglio, ad es.

La Mattina del nuovo anno, nella sua casa di Negrar Paolo non s’e’ svegliato.

La sua scrivania al Gazzettino di Padova, vicino a Piazza delle Erbe lo ha atteso invano.

Vi invito a meditare su questo decalogo in cui cerco di ricostruire ciò che Paolo ci ha insegnato come un FILOSOFO TACITO, implicito, che “dà l’esempio”. Praticando la sua arte del buon vivere, con qualche eccesso ma anche molta moderazione; sempre “cool”, rilassato alla carioca, nessuna fregola iper-competitiva. Proprio l’opposto dello stilema del figlio di una “mamma ebrea” (il cui esempio, sempre tra i miei amici, e’ il paradigmatico Giovanni Dosi). Paolo era ed e’:

1. un amico (abbiamo co-abitato in allegria per tutti gli anni ’90) ed un tessitore di amicizia

2. un compagno

3. un sognatore

4. un libertario sessantottino

5. un seduttore

6. mai depresso (ma non superficiale, quindi  capace di governare l’angoscia esistenziale)

7. un edonista generoso.

8. Un giornalista d’inchiesta di prima classe, nelle varie redazioni venete de Il Gazzettino (e nell’esperimento del Nuovo Veronese):

– dallo scandalo dei petroli a Treviso – a Mani Pulite a Verona: un  pioniere della lotta alla corruzione politica (nel lignaggio di Gaetano Salvemini)

– nei grandi casi di “nera” veronese: rapimento Tanchella, Maso e Stevanin – dove, con la sua nonchalance,  stringeva facile amicizia con le firme nazionali

– ha speso gli ultimi 2, degli oltre 3 decenni di giornalismo, in quel di Padova, tra cronache economiche, sindacali ed altro.

9. Se ricapitoliamo sin qui: dopo gli studi con Carlo Bo ad Urbino, ha imparato sul fronte della notizia il mestiere del giornalista “correttamente politico” (invertendo la formula USA del “politicamente corretto”), anche contro i corrottamente Politici, o imprenditori. Paolo e’ stato un San Giorgio che, se non ha sconfitto, almeno ha combattuto il dragone corruzione. Allora il 5 gennaio eravamo al posto giusto, nella San Giorgio in Braida di Michele Sammicheli. Così piena. Un corretto, molto rispettoso “discorso per Paolo” di don Piergiorgio. Ed Ubi, con sarcasmo tagliente: “Mai visti tanti atei in Chiesa”.

10. Last but not least, la cosa PRINCIPALE, in cima ai suoi sogni: IL  GLOBAL TROTTER del turismo alternativo, faidate, naif, SLOW TRAVEL. Dopo un paio di viaggi, sfornava la guida del paese. Con nostro grande stupore, non scevro di invidia: dove trovava il tempo, la pazienza ed il metodo, per  costruire brano dopo brano la sua nuova Guida Calderini?  Tra un giro di telefonate di routine (ospedali, CC, …), uno scoop alla concorrenza, e la delusione per uno scoop subito.

Uno dei suoi amici più cari, Dirceu Antunes ha scovato questa frase nella introduzione al suo “Madagascar” del 1997 (Bologna: Calderini). Un suo sosia, il geografo e viaggiatore dell’800 Alfred Grandidier, scrive nei suoi Souvenir de Voyage:

Giunto ad Anakao mi recai dal capo villaggio, che però era in agonia. Alcune donne erano sedute intorno a lui (..). Una ragazza mi chiese se il capo fosse morto. Io risposi che la sua malattia più grave erano i lunghi anni in cui era vissuto. ‘Non e’ ancora morto e forse vivrà ancora qualche settimana’, dissi per consolarla, MA E’ INUTILE CONSOLARE QUALCUNO CHE NON E’ TRISTE. In Madagascar, infatti, i parenti non provano un vero dolore dopo la morte di un membro della famiglia. Parlano, scherzano e ridono come se non fosse accaduta nessuna disgrazia. Il vegliardo invece morì per davvero quella notte ed in suo omaggio furono sparati alcuni colpi di fucile davanti alla capanna.

Paolo definisce così il focus della sua guida:

un paese unico nel suo genere: un pezzo d’Africa che sembra preso a prestito dall’Asia, un puzzle di popoli e di razze tenuto insieme come per miracolo da un’unica lingua. La guida ci accompagna passo a passo alla scoperta di questa terra abitata da gente povera, a volte poverissima, ma sempre disposta ad accogliere con grande cordialità i visitatori stranieri.

Il dolore per la sua assenza, al passar dei giorni  viene sorpassato dal senso di fortuna, di grande chance di averlo incontrato  e bevuto libagioni al Sacro Calice: il Graal della sua amicizia e del suo “clan”. Don Piergiorgio, quando Laura gli ha spiegato per chi doveva dir Messa, ha scelto (dal Libro della Sapienza): L’uomo giusto –  vicino a Dio –  e’ colui che ama.

Sapienza – Capitolo 3

Confronto tra la sorte dei giusti e quella degli empi

[1]Le anime dei giusti, invece, sono nelle mani di Dio,

nessun tormento le toccherà.

[2]Agli occhi degli stolti parve che morissero;

la loro fine fu ritenuta una sciagura,

[3]la loro partenza da noi una rovina,

ma essi sono nella pace.

Sapienza – Capitolo 4

La morte prematura del giusto

[7]Il giusto, anche se muore prematuramente, troverà riposo.

[8]Vecchiaia veneranda non è la longevità,

né si calcola dal numero degli anni;

[9]ma la canizie per gli uomini sta nella sapienza;

e un’età senile è una vita senza macchia.

Sapienza – Capitolo 12

Lezioni divine per Israele

[19]Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo

che il giusto deve amare gli uomini;

inoltre hai reso i tuoi figli pieni di dolce speranza

perché tu concedi dopo i peccati

la possibilità di pentirsi.

“La morte non tiene conto degli anni. Non sai in quale momento essa ti aspetti; perciò aspettala in ogni momento.” (Lucio Anneo Seneca)

ENGLISH TEXT

Love to Laura, Lella, all Paolo’s relatives and friends.

Comments from them or anyone else are welcome. We are remembering here Paolo, one of the most amiable and sociable people I ever met in life.

The New Year dawn Paolo Gabrielli didn’t wake up – while in his home in Negrar, Valpolicella. In the morning of Jan. the 1st, his desk at il Gazzettino, nearby Piazza delle Erbe, Padova, was waiting for him in vain.

Let us meditate on this decalogue, the legacy: what Paolo taught us silently, AS A TACIT PHILOSOPHER. Just practicing an art of good life with some excesses but also moderation:  always cool, relaxed à la carioca, no hyper-competition whim. Definitely not the child of the paradigmatic “Jewish mother” (whose paradigm in Italy is another friend of mines, the paradigmatic Giovanni Dosi). Paolo was and is:

  1. a friend (we shared a flat in Pescantina in the 90s and tolerated each other while having a lot of fun), and a friendship weaver;
  2. a comrade,
  3. a dreamer,
  4. a ’68 libertarian,
  5. a charmer,
  6. a never-depressed (but existential angst, yes of course),
  7. an unselfish Edonist.
  8. A 1st class inquiry journalist at “il Gazzettino” in TV-VR-VE-PD:
    • ranging from the Scandalo dei Petroli in Treviso to Mani Pulite: when Paolo was a white cavalier, early fighting (in the Gaetano Salvemini noble tradition) political corruption in Veneto and Italy;
    • to the Tanchella kidnapping and Maso outstanding cases of “noir” chronicles in Verona’s province, where Paolo entrenched friendship (a natural art for him) with the national correspondents sent here for the emergency.
    • In the last 2 of his 3+ decades of journalism, doing a bit of everything, but namely economic and trade union news in Padova.
  9. Drawing from his  school on the battleground, where  Paolo “learned by doing” (after his degree in Urbino) the inquiry and “correctly political” journalism: Paolo has been a St. George fighting, if not defeating the Corruption dragon. That’s why yesterday, January the 5th, the Michele Sammicheli’s Church of San Giorgio was so full, at his funerals. It was the right Church to be, to say farewell to Paolo. On the way out, nipping Ubi photographed the paradox with dry wit: never seen so many atheists in a Church.
  10. But, above all: he was a traveller, a sort of global globe trotter capable of writing the perfect tourist guide of a country, after a lot of reading and just a couple of visits (this makes me remember Walter Peruzzi writing a cycling guide of England – NEVER HAVING BEEN THERE).

His closest friend Dirceu Antunes (photographer and free lance journalist in Brighton, E. Sussex), cleverly found out this sentence in Paolo’s introduction to his Madagascar guide (Bologna: Calderini, p. viii). From his similar and sosia Alfred Grandidier’s Souvenirs de voyage, travelling in the big  island in 1865-70, he translates and quotes:

SEE QTN. ABOVE

ENGISH SUMMARY: The French geographer and traveller explains, on the occasion of the death of a Chief, that there is no true sorrow when a relative dies in Madagascar.

The same applies to Paolo: he was really a gift, a Pandora repository of anti-depression and happiness for the ones he crossed. The angst, the sentiment of being lost, of LOSS  for having all of a sudden lost his company, day after day is overwhelmed  by  the emergence of a new sentiment of satisfaction and gratefulness to Destiny, since we had such a good chance to meet him, and  share so many things with him and his circle.

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PAOLO IN REDAZIONE. HANNO DETTO DI LUI:

il pizzaiolo de La Fontana di Avesa (testimone dell’ultima cena di Paolo):

a cena il 31 gennaio, mi aveva detto di andarlo a trovare: mi avrebbe fatto conoscere i suoi amici palestinesi di Padova, miei conterranei

FNSI, Fed. Naz. Stampa Italiana, 1 gennaio

Morto nel sonno in casa il giornalista del “Gazzettino” Paolo Gabrielli, 57 anni, veronese, grande viaggiatore, appassionato di musica e letture

Giornalista acuto e aperto, era appassionato di viaggi, musica e letture.

Giornalista professionista dal 1982, Gabrielli aveva seguito a Verona i principali casi di cronaca nera e giudiziaria Maso e Stevanin prima di approdare alla redazione di Padova. Grande appassionato di viaggi, aveva anche scritto alcune guide turistiche sui Paesi del Sud America. Lo hanno trovato nel suo letto esanime, con il libro aperto posato sul comodino nella sua abitazione di Negrar in provincia di Verona. Ieri lo hanno ricordato in tanti, sia per l’impegno professionale, sia per l’impegno umano. Paolo Gabrielli aveva girato il mondo, aveva una mentalità aperta, pronto al confronto, fuori dagli schemi e dagli schieramenti.

Addio a Paolo Gabrielli, giornalista viaggiatore del Gazzettino

Tutti lo conoscevano per l’innata gentilezza, per i modi cortesi, il suo approccio mai “urlato”, con i colleghi e con le notizie. http://www.youreporter.it, 1.1.2009: Addio Gabrielli, viaggiatore gentiluomo

E’ scomparso Gabrielli

Un uomo che non si stancava di ritornare quasi ogni sera al suo rifugio di Negrar, sui colli veronesi, dove riusciva a coltivare le sue passioni, libri e musica da ogni parte del mondo, purchè vera, originale; un mezzo toscano, un bicchiere di Amarone e la compagnia della fidanzata, di amici e parenti. Con lui si poteva parlare della Marsiglia di Izzo o dei nuovi suoni del Maghreb, del sudamerica o del prossimo viaggio in qualche meta assolutamente improbabile. Paolo era in fondo un giornalista naif, tanto primitivo da non cedere a mode, senza sovrastrutture mentali, disponibile sempre al confronto, nessun dogma e tanti dubbi, una ricetta di saggezza.

il Gazzettino, 2.1.2009, ediz. pd, p.5.  E’ scomparso Gabrielli.

Trovato morto nel suo letto. Aveva 57 anni (ab)

2paoli

consigli per le vacanze

Programmate le prossime vacanze, mentre vi godete queste.  Ecco 10 strane guide di viaggio, selezionate da Paul Collins su Slate.

Photo: no.2 from Keith Hern’s Kenyan photo diary, The Times. A Masai man on Shanzu beach.

“Baboons Are Simply Too Small for Leopard Bait”

The 10 oddest travel guides ever published.


“After five years’ travel,” veteran guidebook writer Geoff Crowther once recalled, “most of us went feral.” So did the books they wrote. Jammed into backpacks, ripped into pieces, guidebooks escape into the wild to get lost or abandoned for the next edition. Here are 10 that are so transfixingly odd that they’ve remained readable long beyond their original itineraries:

1. The Truth About Hunting in Today’s Africa, and How To Go on Safari for $690.00, by George Leonard Herter (1963)
Equal parts Hemingway and Cliff Clavin, mail-order hunting goods retailer George Herter was one of America’s great oddball writers. His self-published guide—bound in tiger-print cloth—is a malarial fever of anecdotes, family safari photos, and horrifying advice: “Baboons are simply too small for leopard bait. … A live dog is one of the best leopard baits.” Hunting with a phonograph of distressed goat calls is encouraged; so is the importation of animals: “Leopard farming would be far more profitable than mink farming,” he proposes. As the corpses of rhinos, lions, elephants—and one of their guides—pile up for more than 300 pages, Herter never misses a chance to sell his sporting goods with such photo captions as: “A Masai warrior admires a pair of Hudson Bay two point shoes.”

2. A Guide Through the District of the Lakes in the North of England, by William Wordsworth (5th edition, 1835)

3. Das Generalgouvernement, by Karl Baedeker (1943)

4. Fodor’s Indian America, by Jamake Highwater (1975)
Fodor’s one attempt to get down with the 1970s got them more than they bargained for. First, there’s the author: Jay Marks, a rock critic who, after claiming Indian ancestry, changed his name to Jamake Mamake Highwater. His book is as much a history and a personal essay as a travel guide.

5. Bollocks to Alton Towers by Robin Halstead, et al. (2006)
This lyrical look at British eccentricity covers such oddball attractions as a leech-operated barometer and the Cumberland Pencil Museum. Whether mourning the military-requisitioned village of Imber

6. Travel Guide of Negro Hotels and Guest Houses, by Afro-American Newspapers (1942)
Like The Negro Motorist Green-Book, the Travel Guide captures an era when African-Americans had to be mindful of where they vacationed. Alongside bucolic listings for shoreline getaways, the Manhattan listings are an urban time capsule: Small’s Paradise (“presenting Chock Full o’ Rhythm Revue, starring Tondelayo and Lopez”), the Savoy Ballroom, $1 rooms at the Hotel Crescent, and Bowman’s Most Ultra Bar and Cocktail Lounge over on 135th Street. The 1942 edition includes an exhortation to wartime travel—”Vacations for Victory. You can do your job better after recreation“—and to modern eyes is striking for what hotels emphasized in the early 1940s. There’s no TV, of course, and rarely any AC. So what’s the most common amenity promised in the hotel ads? “Hot and Cold Running Water.”

7. Lonely Planet Guide to Micronations, by John Ryan et al. (2006)

8. The Night Climbers of Cambridge, by “Whipplesnaith” (1937)

9. A Tramp Trip: How To See Europe on Fifty Cents a Day, by Lee Meriwether (1886)
One of the original college-dropout backpackers, Lee Meriwether figured out in 1886 how to travel across Europe on 50 cents a day: namely, by couch surfing (or, sometimes, pile-of-hay surfing). Half-starving worked pretty well, too. (…)  “I was lodged in jail, and the next morning brought before an officer of justice, and charged with the heinous crime of sleeping in the dead city of Pompeii.”

10. Overland to India and Australia, by the BIT Travel & Help Service (1970)