Attenzione: Simone Weil

1922andresimoneknokke-le-zouteAndré was one of the greatest mathematician of his generation, and a member of  Bourbaki. His elder daughter Sylvie Weil, a writer, tells how heavy was the burden of expectations on her as a child: “Sylvie grandit dans l’ombre de Simone” (Chenavier 2008: 418), “Je peux seulement dire qu’au nom de Simone, ils ont réussi à donner à mes années d’enfance un goût souvent amer” (Weil 2009; quoted ibidem: 421).

Chenavier, Robert (2008). Review of Sylvie Weil 2009, Chez les Weil. André et Simone. Paris: Buchet Castel. Cahiers Simone Weil XXI (4): 418-421.

IN ITALIANO

Il prossimo, imminente 3 febbraio (2009)  Simone Weil, una delle donne più amate al mondo (spesso l’amano anche i suoi nemici), la Vierge Rouge magnete di Amore compie 100 anni. DA NON PERDERE:  ogni domenica, dal 1° febbraio su rai radio3 ore 9am, UOMINI E PROFETI (“ahò, la migliore trasmissione radiofonica globale” su temi spirituali, abbastanza libera da condizionamenti convenzionali e tradizionalisti, monoteisti e monopolistico-religiosi), inizia un ciclo Weiliano, di solito costituito da 4 emissioni nell’arco di 1 mese, ogni domenica: ascolatela live on air  e\o  in podcast! Non mancheremo di occuparcene  in questa pagina, attendendoci molto dalla brava Gabriella Caramore. Di più: potremmo anche pubblicare qui in allegato un file audio mpeg4 di ciascuna delle trasmissioni (da noi registrato su Apple, via software tape deck), se la rai non ci manda in tribunale; il che certo a noi membri della Free Software Foundation ci fa un baffo, è un invito a nozze per combattere i MONOPOLI ladri di Commons. Ma, a tal proposito, oggi mi è venuta un’intuizione (come le Intuitions pre-chretiennes della Nostra).

In Enracinement (che citeremo sotto nelle note biografiche), il grande ed incompreso lascito di Simone, la 33enne Pasionaria rovescia secoli di giusnaturalismo e  decenni di liberalismo politico come 2 calzini. Li rimette a testa in su (erano loro “rovesci”) dicendo semplicemente:

1 – SET DI ASSIOMI DI PARTENZA: la persona umana è una pianta, con radici nelle sue relazioni vitali ed indispendabili, i min. requirements di “minerali” (fuor metafora: i servizi materiali e spirituali , fisiologici e psicologici di base, un minimo platonico vitale di amore ed auto-espansione, bello e bene; lasciamo perdere catch-all words come utilità e felicità, agli abusi di filosofi morali ed economisti).

2 – SET DI LEMMI PRIMARI: da quel primo set di assiomi, che è esplicitamente DARWINIANO E BIOPOLITICO (più di così!), si può dedurre sotto certe condizioni  che una socializzazione benefica (versus una collettivizzazione malefica), ossia non lesiva della persona che converga in una agglomerazione sociale, DEVE ESSERE FONDATA SUI DOVERI PRIMARI VERSO LA PERSONA: ogni singola persona nessuna esclusa, E LE SUE RADICI (agli allievi e colleghi economisti, apparirà subito evidente come questa sia una delle compatibili, possibili vie ad una  fondazione filosofica dell’ottimo Paretiano; per derivarlo come criterio di scelta sociale da  principi primi).

3- LA CONTRAPPOSIZIONE FRONTALE DI UNA FILOSOFIA POLITICA DEI “DOVERI”, ALLA STORIA DELLE OPPRESSIONI SOCIALI, FONDATE SUL VIOLENTO SRADICAMENTO DI INTERI POPOLI E CLASSI. L’intera Storia umana viola sistematicamente questi assiomi: dalla fondazione delle Città a tutte le Conquiste, in Era Moderna dalla Rivoluzione francese ai Fordismi (sin qui il testo di Enracinement). Aggiorniamo noi: e sino a Guantanamo, passando per Auschwitz. Nella onda lunga elettro-meccanica e petrolchimica del ‘900: ambedue le alternative “di Carlota Perez”, i Fordismi biopolitici pseudo-democratici (e.g., la dittatura democratica di FDR, che Obama dice di voler imitare), e quelli thanato-politici nazi-comunisti senza maschera democratica, violano alcuni (i primi), o tutti (i secondi) gli assiomi fondanti una socializzazione  non oppressiva. Manca in Simone una teoria politica positiva della democrazia diretta, che troviamo invece in Hanna Arendt, da una comune radice Kantiana ma poi sviluppi filosofici ben distinti.

4- IN POSITIVO: SET DI LEMMI SECONDARI sui diritti e le libertà. Sono questi doveri PRIMARI verso le persone-radici  che generano “I DIRITTI”, MA SOLO  IN SECONDA ISTANZA: come istituti SECONDARI, relativi, subordinati, parziali e molto ben delimitati, con molti “paletti”, ad es. libertà di opinione e stampa fino ad un certo punto, e non per giustificare una casta di giornalisti, come argomenta serratamente Simone.

5 – IN NEGATIVO: de-fondazione di Liberalismi e Totalitarismi. Per costruzione assiomatica e definizione: mai diritti assoluti, sciolti come lo sono invece nella filosofia giuridica e politica profondamente anti-umanista, anti-personalista, anti-tradizione e pseudo-individualista (un individuo senza radici, allo sbando e facile preda di collettivismi, consumismi, società dello spettacolo, totalitarismi) del LIBERALISMO POLITICO, oggi egemonico nel Tramonto d’Occidente (ma ignoto nell’Alba di Oriente, fatti salvi i non solo nefasti lasciti ed ibridazioni della Thanatopolitica Vittoriana in India). Un membro di una società riceve come input i suoi “diritti”, nella misura in cui tutti gli n membri esercitano i loro doveri reciproci effettivamente, consegnando i relativi servizi-output, ciascun membro agli altri n-1. Per il totalitarismo, i Lemmi di Weil sono ovvi.

Se applichiamo questa filosofia politica personalistico-comunitaria (prima di Mounier, meglio di Maritain che incontrò distrattamente Simone a New York, e scevra di alcun papismo reazionario) al  caso degli IPR (Intellectual Property Rights) e della c.d. “creazione” intellettuale, operiamo una rivoluzione perfettamente complementare a, ma ben più radicale di quella oggi in corso da 15 anni: la Rivoluzione Politica “COPYLEFT versus COPYRIGHT”. Introduciamo un paradigma (da declinare, ho avuto la prima intuizione solo oggi, prima di  aggiornare questa pagina) “COPYDUTY versus COPYRIGHT”. Basics:

a) i doveri di ogni creatore\innovatore: verso i suoi fornitori, clienti e successivi innovatori

b) i doveri di ogni copiatore\adottatore: verso innovatori, ed ulteriori utilizzatori a catena

Stallman e Lansig sarebbero dei bravi, eccellenti pionieri riformisti (i Bernstein e Kautsky della situazione) che hanno indicato la direzione giusta, adesso occorre metter mano ad una Rivoluzione (Lenin? No, grazie!) che vada oltre, scavalchi le loro barricate difensive, per attaccare al cuore la Bestia (il Capitalismo Rentier di Rapina) ed ucciderla, come nostro dovere verso le prossime generazioni.

Simone ci ha fornito (CON TANTI ALTRI) tutte le armi concettuali per  l’impresa, quelle politiche le dobbiamo costruire noi con le nostre mani ed i nostri cuori. Rivolti a chi? Che Obama voglia imitare FDR non è poi così male dal punto di vista della filosofia politica, mentre è carico di guai dirigisti e di un letale peggioramento dell’incertezza, già ai suoi massimi storici, per la politica economica (un male necessario, nell’Amerikkka che ha terrorizzato il mondo intero, ammazzato in casa socialisti e liberal, ma ben tollerato il nazista Ford?). Assai peggiore la sua ispirazione a quel mentecatto di Lincoln: messo alle strette dal direttore del giornale di cui era corrispondente europeo Karl Marx, l’Abramo Patriarca confessò che non gliene poteva fregar di meno di liberare gli schiavi neri.

Ascoltiamo quindi ogni domenica alle 9:

http://www.radio.rai.it/radio3/uomini_profeti/

In quanto segue, racconto a grandi linea la sua breve ed intensa vita, intercalandola però con l’inevitabile affastellarsi ed intreccio di memorie, pensieri e sentimenti vivi miei, avendo vissuto un buon tratto della mia vita idealmente al suo fianco, anche momenti epici come la vista da vicino di Sorella Morte (“il punto di vista da cui vedere la vita”). Francamente, non so come si possa fare a parlare di Simone in modo accademico e distaccato: apprezzo chi ne è capace. Successivamente, nelle sue varie versioni questa pagina farà comunque degli sforzi evolutivi, trarrà auto-organizzazione dal caos, e distingueremo meglio le varie parti (fatti e commenti, all’anglosassone), per fornire un servizio di base a chi voglia conoscere meglio Simone – nello spirito di questa “pedia” che le si ispira in modo significativo – per  la bisogna c’e’ sempre, con definizioni più dritte al sodo,  il nostro dizionario allegato a questa  -pedia.

Simone Weil (Paris, 1909 – Ashford, 1943)

proveniva da una famiglia ebrea tipicamente  integrata e laica, non praticante. Allieva di Alain all’Henri IV (Liceo), dal quale ricevette il testimone Kantiano, studiò filosofia a Rue d’Ulm (École Normale) e per alcuni anni insegnò nei licei di varie città, dando  scandalo per il suo sindacalismo militante a fianco degli operai. E per fortuna nessuno gettò allora lo sguardo più di tanto (pur con visite ispettive) su “che tipo” di filosofia insegnava alle giovani creature: un originale materialismo metodologico (a Roanne).

Poi, spinta dalla sua passione per gli “Altri” (che la accomuna, nelle piccole e grandi diversità, all’altro gigante del XX secolo, Emmanuel Levinas, che ha confessato il suo sincero  Amore per lei, ebrea anti-ebraica, in una delle sue prediche rabbiniche del sabato), prese congedo  dalla scuola e lavorò un anno intero come operaia.

Il Destino volle che lei entrasse in fabbrica proprio in uno dei momenti più bui e duri dell’intera Storia Operaia: il Fordismo dechainé senza lacci ne’ lacciuoli – che schiaccia corpi, diritti, umanità. Alla vigilia di una prima riscossa col breve governo Frontista del ’36. Quando, come ha detto un operaio del Nord  francese “per la prima volta cominciammo a fissare negli occhi capi e dirigenti, senza abbassare lo sguardo”.

Nessuno aveva mai descritto, come fece lei: dall’interno, per quanto possibile ad una figlia della buona borghesia parigina, con la sua ultra – sensibilità femminile, filosofica e capacità interpretative,  questo fenomeno della fabbrica totalitaria come macchina Foucaultiana, di massima compressione e  violenza sull’umanità integrale, la carne di donne e uomini; la punta massima sino allora e sinora della “Oppressione Sociale” (un megatrend per Simone). Al solito, Simone va al fondo delle cose: vuole vivere solo del suo salario; già gracile e malata, praticamente crepa di fame e giunge stremata a fine orario ogni giorno, nella sua casa da operaia; la madre, sgomenta, non può far altro che infilare qualche cents nei cassetti, nelle sue brevi visite,  “AS IF” la figlia, così attenta all’essenziale e distratta  verso i dettagli, li avesse lasciati cadere lì.

FORSE (SPERIAMO) UN PUNTO ETICO MINIMO della Storia, con Auschwitz s’intende. Simone, nel suo “classico” Condition Ouvrière:

a) e’ la Primo Levi dell’altra MACCHINA DI MORTE: la Fabbrica Fordista, il parallelo metalmeccanico alla sopraffina Chimica Tedesca dei campi di sterminio, tanto cari ai nostalgici  Lefebvriani (PS: ma hanno chiesto scusa, per tener conto dell’opinione pubblica tedesca).

b) Getta alcune  fondamenta delle BIO-SCIENZE SOCIALI, ed e’ subito una FONDAZIONE POLITICA, come sarà nel seguito in Foucault ed ancor più nettamente negli OPERAISMI; inoltre, e qui si oppone a queste 2 successive tendenze: e’ intimamente socialista libertaria, non classista ergo non post- ma anti-marxista (dopo esser passata in gioventù per il marxismo). Appena esce di fabbrica ed abbandona l’incognito, e’  dai manager sensibilizzabili che lei va a raccontare lo Scandalo  Moderno, l’indicibile e non detto dagli operai stessi (mentre i loro leader di ogni tendenza, tessono unanimemente le lodi di Taylorismi e Fordismi). Collaborando alla rivista inter-classista “al riparo dalle passioni collettive” (Nevin 1997:40, citando Cabaud 1957:34) Nouveaux Cahiers dell’amico industriale Auguste Detoeuf, che raduna sindacalisti, industriali ed intelligentsia al capezzale di un Fordismo-Taylorismo giovane, ancora in piena forma.

RIF.: La  biografia insuperata, almeno come fonte primaria,  resta S. Pétrement 1973 (tr.it. di M.C. Sala 1994, La vita di Simone Weil. Milano: Adelphi); ne esistono anche altre di valide, e qui sopra citiamo la prima, benché oggi completamanete superata: Jacques Cabaud 1957, L’expérience vécue de SW, Paris: Plon; e quella soggettiva, ” a tesi” e non sempre così precisa – poco affidabile e convincente di Thomas R. Nevin 1991 – tr. it. di Giulia Boringhieri 1997, SW. Ritratto di un’ebrea che si volle esiliare. Torino: Bollati Boringhieri. Il quale prende per buono il paradigma di Miklos Vetö, il che NON E’ un buon punto di partenza sulla filosofia e teologia della Nostra; soprattutto per un tuttologo (che altro vuol dire prof. di “Classical Studies”?) che pretende di far risaltare  il côté ebraico represso di Simone: un bel programma di ricerca, se  si partisse davvero ed umilmente da lei, e non dal racconto d’altri.

Invece, i marxisti e belve umane delle BR lo ammazzano Giuseppe Taliercio, una persona di grande umanità con cui tante volte ho ragionato (prima che mi ammazzassero il miglior interlocutore che  avevo, in tutta Porto Marghera, io in quanto responsabile della sua pianificazione economica ed urbanistica), facente funzione di direttore del Petrolchimico. Marxisti-funzionalisti, per colpire la funzione uccidono l’uomo che ne veste l’abito.

Io e Renato Curcio abbiamo frequentato negli stessi anni la stessa Facoltà di Sociologia, ma evidentemente appreso 2 sociologie ANITITETICHE, le più opposte che  ci siano, anche se qualcosa le lega: la bio-sociologia della Vita e  della Morte (Esposito: Bìos), il personalismo e lo strutturalismo.

Anticipa  di 1 generazione Operaismi e Foucault, ed indirettamente anche Nelson e Winter, il bio-evoluzionismo nelle scienze sociali (la ripresa organica, oggi, del disegno Darwin-Marxiano). Noi oggi conosciamo così bene il Fordismo, e ne siamo in gran parte  usciti fuori (non nei paesi del “Fordismo periferico” né nella Cina “comunista”), solo perche’ Simone si e’ “buttata sotto il camion fordista” col proprio corpo, ha combatttuo con la Bestia un corpo a corpo. Lo conosciamo per path-dependence da quella kamikaze umana, e per il segno della sua testimonianza (parlare dell’indicibile, testimonianza im-possibile: come Giorgio Agamben – mutatis mutandis – dice di Auschwitz). Il segno indelebile da lei lasciato nei lettori e nella cultura, negli operai e nei sindacati. Sennò come  lo avremmo conosciuto? E saremmo andati lo stesso a Boulogne-Billancourt a maggio 1968, poi alle porte di Mirafiori a gennaio 1969, e così tanti in fabbrica (laureati operai per scelta Weiliana), ed i preti operai (uno di loro diventato Vescovo anti-‘ndrangheta): TUTTI AD  IMITARE SIMONE.

E, in questa Storia senza Simone, la Bestia sarebbe poi  morta lo stesso?

Sono di questi anni  (inizi e  metà anni ’30) le sue prime analisi del Fordismo che anticipano autonomamente (in una versione assai più sofisticata di quelle banali ed accademiche) la teoria del capitalismo manageriale di Bearle e Means,  ma piantano i paletti (jalons) di una critica radicale = ALLE RADICI del Fordismo, che  ripartirà solo 30 anni dopo, ma  anche allora di rado con quel carattere così sistemico  da non generare POST-, bensì genuini ANTI-Fordismi.

Anche metodologicamente, oltre che nei contenuti vivissimi ancor oggi: sono tesi biopolitiche ante-litteram e fondanti la biopolitica stessa; originali e già anti-marxiste, quando tutti gli intellettuali adoravano i capi comunisti democidi e continuarono a farlo per decenni; vissute sulla sua salute precaria, nel suo corpo minuto e  fragile. In particolare, il capolavoro Oppression et Liberté, ed il cit. diario di fabbrica La Condition Ouvrière. Al confronto,  il sopravvalutato Gramsci è una nullità teorico-politica, ed un ennesimo cantore subalterno del neoCapitalismo di allora. Nel primo lavoro citato, Simone e’ la prima comunista (e forse ancora l’ultima) a dire e dimostrare in modo convincente che  non occorrono Weber o Schumpeter: Marx e’  già “IL MARX DELLA BORGHESIA”.

Si noti qui il solito errore dei mentecatti autori di wiki.en (che in una Società della Conoscenza andrebbero senza dubbio, democraticamente  CENSURATI quando se lo meritano: talora si auto- selezionano con criteri di adverse selection), che le affibbiano l’etichetta … marxista! Come diceva Bartali: (wiki) l’è tutto da rifare.

Allo scoppio della guerra civile spagnola (1936) Simone si unì al fronte, ai militanti anti-franchisti ed a-stalinisti del POUP; per un banale incidente, fu costretta a rientrare subito in Francia. Qui militò nel sindacalismo e nella sinistra libertaria o comunque anti-stalinista, tra pochi amici come Boris Souvarine.
Nel 1935-38  ebbe una iniziazione alla sua breve “seconda” vita mistica, o meglio: mistica e (sempre) socialista libertaria. Ciò avvenne tramite 3 EPISODI di pre-annuncio mistico:

1 – su una spiagga poco a nord di Porto, Povoa do Vaezim, dove sono stato in pellegrinaggio  (oggi una specie di Rimini consumista e volgare: impossibile rivivervi quell’esperienza), udì il canto di una processione di mogli di pescatori poverissimi, ed intuì che il cristianesimo è la religione degli schiavi.

2 – In visita alla Porziuncola, Santo Francesco vide entrare nella sua casa  una delle più belle anime che si fossero mai viste al mondo, e la costrinse a viva forza ad inginocchiarsi (le piegò letteralmene le ginocchia!) e pregare: Simone era una comunista pagana e laica (Platone – Kant), non aveva mai pregato in vita sua, e non sapeva nemmeno come si fa. Una volta che voi siate a conoscenza di questo straordinario incontro  sciamanico tra Francesco e Simone, avvenuto oltre 7o fa alla Porziuncola, state bene attenti! Vi avverto. Quella chiesetta sgarrupata e’ una specie di buco nero – impossibile sfuggirle,  non venirne rapiti. E non ritornarvi spesso, magari con la scusa della Marcia della Pace ad ottobre. Lì pregherà con tutte le religioni del Mondo lo Sciamano Woytila, subito tacciato perciò di eretico dal suo allora infedele ed infido subordinato, ora successore: il Pastore Tedesco tanto amico dei tradizionalisti – che peraltro non possono conoscere, ancor meno accettare cosa pensava Simone della Tradizione.

3- Il 3° episodio si riferisce agli effetti di rapimento di una poesia.

Inizia lì una poco ortodossa conversione (che la differenzia dalla altrettanto bella, ma ben diversa  figura mistica di Edith Stein, agnello sacrificale del papa vile) di Simone ad un “suo” Cristianesimo ellenistico e platonizzante, non scevro di alcune lievi inflessioni gnostiche. Ad es. nel suo breve, limpido saggio sul malheur, lei dice all’inizio:  che la sofferenza ricada tutta e solo su di  noi eletti (i “perfetti”, direbbe la Gnosi ma non dice lei), e non invece sulla povera gente su cui non ha alcun effetto di elevazione spirituale, anzi! Piove sul bagnato.

Fu, questo, il farsi carico delle sofferenze del mondo, IL SUO PROGRAMMA DI VITA perseguito con coerenza e rigore: già prima di, ed indipendentemente dalla “conversione”. Insieme con molti altri, questo: un forte elemento di continuità tra le “2 Simone”, come sottolineato dai paradigmi Weiliani più attenti e freschi. Quello di Giovanni Trabucco 1997, Poetica soprannaturale. Coscienza della verità in SW. Milano: Glossa – in assonanza col filosofo cattolico di Lyon Gabellieri, ma in netta antitesi al paradigma  di M. Veto 1971,  La métaphysique religieuse de SW. Paris: Vrin.

Comunque, da parte sua (più che la Gnosi, che era invece un “trip” della sua amica e biografa Simone Pétrement), una enorme com-passione con la Tragedia Catara (in un suo sistematico farsi carico anche degli sradicamenti, sofferenze e tragedie del passato – che culmina nel suo testamento politico: Enracinement). Il Primo Rinascimento, la nuova Europa laica “uccisa nella cuna” statu nascenti nel 13° secolo, dalla più infame e vigliacca tra tutte le mille e  mille repressioni individuali e stermini collettivi  compiuti  dai cattolici Costantiniani nei loro  2 infami millenni di abiure forzose, accuse di deicidio agli ebrei,  autodafe’, caccia alle streghe, colonialismi, democidi, guerre, imperialismi, medioevi cupi, menzogne, pedofilie, stupri, terrore, torture, villipendi di Ragione e Religione, Scienza e libera Stampa:

Guantanamo e’ …

un faro di civiltà, un santuario della tolleranza  –  al confronto di tanto vile orrore papista che, dopo la breve ed eterodossa parentesi giovannea, oggi ritorna in auge col Pastore Tedesco della Tradizione (immemore delle vere tradizioni, di cui ci parlano  Simone Weil e tanti altri critici, insofferenti del modernismo)

e Papa del Deicidio? così dice la Messa in latino, quindi così si recita immondamente in ogni neo-vetero Messa cattolica: indietro a tutta! Io trovo che le comunità ebraiche siano troppo tolleranti verso la Reazione Cathò del Pastore Tedesco.

Se qualcuno non l’avesse capito, i Lefebvriani riammessi nel Gregge l’hanno testé precisato, tra le loro finte ed opposte dichiarazioni: gli Ebrei saranno Deicidi sinché non ammetteranno la Divinità di colui (parrebbe un predicatore ebreo) che i Cristiani chiamano Cristo.

I Papi rivendicano deleterie e per fortuna assai labili (dopo il cancellino moderno) radici romano-cristiane, Costantiniane di Europa: dopo Roncalli e Montini, non hanno più letto né Enracinement né le Lettere a Padre Perrin, sennò sobbalzerebbo sulla loro  Cathedra degli “Anathema sit”, da cui gronda il sangue dei sacrifici umani cristiani (che René Girard non vede).

Noi  riconosciamo  altre radici e vene: 1° eurasiatiche, sciamaniche e pagane, 2° afro-egizio-ebraiche, 3° mediterranee  fenicio-elleniche (cui i Romani aggiungono ben poco e male, i Saulisti c.d. Cristiani meno e peggio: come sa Simone, tra i primi adepti vi era l’ADC – Anti-Democrazia Cristiana, ossia  il Partito dei Senatori romani, che contava qualcosa più di quello degli schiavi) e 4° illuministe, Kantiane (unico caso eurocentrico dei 4).

Tra i continui influssi nord-africani, anche una vena Agostiniana (se proprio ne vogliamo trovare una sola cristiana tra mille), per via dell’ebraismo ibridato e pagano di Saul\Paolo, ultra-ellenizzato dalla Patristica, tradendo in toto la figura mitico-storica dei o del Gesù “Nazareno=esseno” (che se avesse una traccia storica, sarebbe un ebreo militante in qualche setta apocalittica, anti-ellenistica). A questo pastrocchio, il filosofo africano (berbero) cerca di ridare un minimo di pensabilità, per potersi convertire con una certa dignità. Come diceva una recente  trasmissione di Europa/Occidente su redtv, possiamo stilizzare dicendo che Europa ha in grembo due opposti principi e destini:

♦ il principio assolutista-omogeneo-totalitario dell’unità identitaria, da Aristotele e Costantino a Hitler (e – si parva licet –  il sindaco Tosi, per noi veronesi),

versus quello della

♥ diversità-pluralità-tolleranza, di irresistibile Amore dell’Altro: dalla teologia trinitaria di  AGOSTINO ad EMMANUEL LEVINAS (dal vescovo Zeno all’abate di S.Zeno Rino Breoni, e da Diotima ad Adriana Cavarero, per noi veronesi).

Ai Papi delle radici sbagliate, rispondiamo con Simone (da cui per altri versi prendiamo le distanze  in quanto detto sopra): Voi avete sterminato un intero popolo cataro-occitano (da Verona – come sta indagando Ubi Tommasi – a Tolosa),  le cui donne  portavano in grembo la Vera Europa.

Simone pone al centro della sua spiritualità libera l’esperienza della Croce (da lei vista come un’esperienza divina della CADUTA, DISCESA, della partecipazione al dolore esitenziale assoluto, la sventura totale delle creature), depurata e liberata dall’orpello del mito pagano (Cananeo, ellenistico e misterico)  della Resurrezione. In coerenza e senza sapere che fosse una ri-scoperta, nei suoi appunti personali Simone ri-scopre autonomamente la dottrina Qabbalistica medievale dello Tsim-Tsum, secondo cui la Creazione sarebbe avvenuta non per emanazione (come nella Sophìa slavo-ortodossa), ma per diminuzione del Creatore. Per sottrazione, a togliere. “Decreazione”. Decreazione e Croce: le 2 tappe della caduta di Dio, senza finali Hollywoodiani.

Passando per Marseille (dove lavorò in campagna, nei vigneti di Gustave Thibon poco più a Nord; militò con la resistenza  e la JOC), Casablanca e New York (qui si trova con Nicola Chiaromonte, il co-fondatore con lei dell’odierna alternativa socialista libertaria), giunse a Londra  dove maturò la forma più compiuta del suo pensiero politico-sociale (Scritti di Londra; Enracinement; Note sur la suppression générale des partis politiques) e lavorò per France Libre.

La sua ferma opposizione ai Partiti Fordisti di massa come Istituzione, alla appropriabilità privata da parte di un leader  o un Partito (una parte) dei Commons  politici, la porta poco prima di morire a rompere col Gaullismo e “restituire la tessera” di France Libre, con una lucidità francamente eccezzionale e quasi Profetica (i carismi del Mistico, del resto,  non sono incompatibili con quelli del Profeta). In ciò riprende si l’opposizione liberista alla istituzione-Partito di un  Gustav de Molinari 1904 o Vilfredo Pareto, ma per rifondarla sulle SUE basi Comunitarie; anticipatrici e coerenti con il meglio del neo- Comunitarismo, i movimenti sociali dei Commons che attraverseranno tutto il secondo dopoguerra sino ad oggi e domani: dagli hippies, agli hackers ed ai Millennials che prima o poi, invece di fidarsi di Obama, insorgeranno contro la truffa della finanza-piramide fatta pagare per primi a loro.

Simone morì appena 34enne in un sanatorio ad Ashford, Kent, dove e’ sepolta. Ma non e’ finita li.

Alla sua morte, parte una Onda Lunghissima Weiliana tuttora in pieno dispiegamento ed (incredibilmente e mistericamente, per passaparola ed incantamenti a catena) ulteriore crescita, che coinvolge subito – i primi anelli della catena –  l’amico Chiaromonte, Albert Camus e sconvolge il futuro papa Roncalli, allora Nunzio a Parigi (in qualche modo influenzandolo, ed in un certo senso ispirandogli il Concilio). Letti i primi saggi postumi nelle collane curate da Camus, Roncalli si precipita a casa Weil, per saperne di più dalla madre: chi era Simone, questa inquietante, scomoda presenza “sulla porta della Chiesa” che per Vocazione non volle mai “mettervi piede” (in senso istituzionale), e che parlava con Gesù ogni volta che recitava con ATTENZIONE il Pater Noster?  Un insopportabile paradosso per le Gerarchie dei miti e riti, quelle in cui tutto alberga fuorché la Fede (Umberto Galimberti). MA COME? UNA MISTICA CRISTIANA a tutto campo ed a tutto tondo  (perfettamente inserita nelle anoressie, gli stilemi e tradizioni mistiche di tutti i tempi), che però non si rifugia (dagli anatemi) nel solito limbo del conflitto carismatico,  non transige ed anticipa il fai-da-te New Age? Prende da Cristo ciò che vuole, senza mediazioni istituzionali: “lo ascolta” in persona – come vedrete nella prossima versione di questa pagina – che vi offrirà una nostra traduzione del “Prologo” mistico di Simone.

Tutti spiazzati da Simone Mistica di estrema sinistra,  non solo i Papi buoni e cattivi:

1) tutti i cattolici di sinistra compresi per  primi i catto-comunisti – Napoleoni e Rodano, che pure nella critica al consumismo riprenderanno temi Weiliani, ma con la loro doppia Chiesa fanno a pugni con la ragazzina che non entrò in nessuna delle due, e diede ad entrambe PARECCHIO filo da torcere. Ma non solo, e qui viene il bello:

2) altrettanto spiazzati i suoi compagni di battaglia e confratelli politici, la sinistra, gli anarchici, i trotskisti, i socialisti libertari ed il ’68, per questa anomala Presenza. Semplicemente messa a tacere: non la troverete (INSPIEGABILMENTE: da cafoni) né nei “santini”  radicali,  azionisti o Giellini (Giustizia  e Libertà: in quelli Ciellini ancor meno). Quasi solo un VERO CAFONE, il lucano Nicola Chiaromonte la riconosce. O un grande come Augusto Del Noce:  un filosofo cattolico “di destra”, QDE.

3) Tertium datur: e gli scienziati sociali, gli economisti, ecc.? Col loro accademismo paraculo, la loro piena consapevolezza di mentire per professione ed i sensi di colpa che li perseguitano: si permettono il lusso e la menzogna di non porre  i suoi due classici (del 1934 e 1943) nelle milestones della storia del pensiero sociale. Gli accademici vi hanno scopiazzato senza citare per decenni  nelle loro miserabili pubblicazioni, nessuna delle quali ha eguagliato l’originale. Mal gliene incolse: se ad es. Piore e Sabel (tra tanti altri) se li fossero studiati bene, avrebbero trovato un precedente alla loro tesi dei network di PMI, ed evitato di prendere fischi per fiaschi sul “Capitalismo Flessibile”, attribuendo Schumpeterianamente utopie socialiste … ad un ennesimo Late Capitalism (Mandel) persino peggiore dei suoi precedenti Fordisti. Nessuno ha ancora scolpito (dopo oltre 1000 libri ed infiniti, grigi paper sull’argomento) COSA E’ L’ESSENZA DEL FORDISMO, come fece Simone prima di sottoporsi al Monte Calvario della fabbrica, non per scelta ma per Necessità:  di conoscere, nell’unico modo possibile, la sventura (malheur) degli Altri. Nel suo saggio “Réflexions sur les causes de la liberté et de l’oppression sociale” (Gallimard, 1980, 1998), disponibile ora da solo, oltre che nel cit. volume Oppression et Liberté (Gallimard, 1955).

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IN DEFINITIVA, SIMONE FA MOLTO DI PIU’ CHE ENUNCIARE UNA SERIE DI CONTENUTI, maturi o meno (parliamo quasi sempre di suoi Quaderni di appunti, più che pubblicazioni, finché lei era in vita), nelle sue diverse aree di interesse. Con lei si  crea  una discriminante che pone un argine, inizia una contro-tendenza (oggi una valanga) al movimento degli specialismi del primo 900. Bio- cultura, bio-scienza non è tanto rifarsi a Darwin come paradigma, nè porre al centro la vita (nuda o dispiegata, moderna? si chiede Esposito, trovando oscillazioni in Foucault a tale proposito). Bio-cultura è mettere in gioco la PROPRIA vita  in ciò che si dice e si fa, e perciò stesso rompere le dighe degli specialismi, dove la vita personale dell’autore non ha spazio alcuno.

Anche in Italia, una influenza enorme, capillare e duratura, pure con venature misteriche: i raffinatissimi editing di Giorgio Gaeta (praticamente in Italia abbiamo le migliori edizioni al mondo dei suoi scritti), le Edizioni di Comunità di Adriano Olivetti, la CISL a Roma che ha una sala a lei intestata, gli studi  di Domenico Canciani, Adriano Marchetti, Wanda Tommasi e tanti altri. Ma loro tre sono troppo bravi, ed io qui mi devo sdebitare:

1 – Domenico conosce la Francia entre-guerre più di qualsiasi francese vivente: di qui ci fornisce le chiavi di lettura di Simone-1; ma poi, non contento, ha compiuto pochi anni fa  un autentico MIRACOLO EDITORIALE. Su Simone-2 si  e’ preso la briga di passare mesi e mesi con l’ultimo  ed affaticato padre Perrin (uno dei più grandi amici di Simone), e farlo parlare sull’anima di lei: gliene siamo infinitamente grati. E’ un pezzo di Storia Orale registrato per sempre, che altrimenti si sarebbe perso.

2 – Adriano ha cesellato con fare artigiano un compito improbo: classificare l’inclassificabile, e dire l’indicibile in barba a Wittgenstein e Cacciari. La sua chiave di lettura di Enracinement e’ chiarificatrice e sinora ritengo insuperata nelle sue linee principali; smentisce tante incomprensioni scritte prima (una di loro, e delle peggiori, sta in questo post come link: si apre la caccia al tesoro!), e quelle che saranno scritte in futuro su un testo così eretico ed eterodosso, ostico e complesso, come  Enracinement. CHE SARA’ (scommettiamo su InTrade) UNA MAGNA CHARTA PER LE COSTITUZIONI DEL TERZO MILLENNIO. E che pertanto giace ancora del tutto incompreso e sotto-valutato, nella “pattumiera della Storia” dove l’aveva gettata De Gaulle. 

Ora, l’ONU ci ha dato si i diritti, ma non ancora i doveri universali: lo dovrà fare, e  presto. Perche’ la nostra crisi viene, in origine, di qui. Da questa Assenza.

3- Wanda e’  un po’ come il simpatico McCain: la filosofa incompresa di Mission Impossible. E’ riuscita, dedicandole non senza rimpianti una vita intera, ad aprire una nicchia per una rispettosa lettura femminista di Simone, che nella vita reale però era (o si atteggiava a?) un maschiaccio: metteva invidia e tanta soggezione, persino alla giovane coetanea Simone de Beauvoir, che avrebbe poi fondato il femminismo contemporaneo.

Infine la lettura e diffusione, ma anche la scrittura di saggi da parte di tanti appassionati studiosi italiani (TUTTI, nessuno escluso,  INNAMORATI DI SIMONE; Esposito dice: soprattutto i maschi, ed ha una divertente tesi a tal proposito),  in tanti Convegni e quello scrigno di Tesori che sono  i “Cahiers Simone Weil”. Come una amorosa flebo,  mantengono Simone sempre in vita: perche’ i Cahiers-rivista (“Cahiers Simone Weil”: una rivista  speciale per noi Weil-dipendenti) questo sono. Una continuazione, un dialogo ininterrotto ed  un caleidoscopio di confronti; continue e serrate riletture dei Cahiers-Cahiers, i magici quadernoni di appunti personali di Simone, i suoi blog.

Vasi di Pandora cui abbeverarci nei deserti giorni nostri.

Amen

VERSION  en   Français: a paraitre.

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